Escursioni

Plan Borgnoz - Parco del Gran Paradiso
Plan Borgnoz - Parco del Gran Paradiso

Appennino

 Attraverso l'Arcadia
Viene poi la volta degli altopiani coltivati e dei borghi medievali. Delle zuppe di leguminose (la carne di pecora ci insegue invece imperterrita dal principio), dei fiordalisi, dello zafferano, dei vicoli, degli affreschi dei monaci, dei paesi invernali e estivi, dove la gente si trasferiva per coltivare gli altopiani. Anche del terremoto, che ha lacerato ancor di più questi borghi quasi disabitati, a volte privi anche di un solo centro di aggregazione
 Il Cammino di san Benedetto
Ero partito da Norcia, diretto a Monteccassino, passando per Subiaco. Sono i tre luoghi principali dell'avventura terrena di Benedetto da Norcia, il fondatore del monachesimo occidentale. Un cammino dedicato a lui è in qualche modo una contraddizione, perché nell'unico documento storico pervenutoci dal suo passaggio terreno, la Regola, impone ai suoi monaci la stabilitas, ovvero di trascorrere tutta la vita nello stesso monastero. Infatti lui disprezzava i monaci erranti, che considerava alla stregua di vagabondi. Mi ero ripromesso di chiedere un parere ai monaci che avrei incontrato, ma alla fine me ne dimentico sempre, non so quanto involontariamente
 Portico di San Luca
Alcuni salgono anche di corsa, seppure con ritmi da sedentari pancettamuniti, piuttosto che da alpestri trailer assatanati.
 GEA Grande Escursione Appenninica
Da quel giorno in poi, infatti, avremmo vissuto l'insolita esperienza di camminare sul crinale della catena, che in questa zona è prevalentemente erboso e può essere facilmente percorso a piedi. Per chi è abituato a salire sulle nostre montagne, che sono impervie e ripide, è un'esperienza del tutto nuova, quella di camminare comodamente standosene nel punto più alto, da cui si domina un paesaggio a perdita d'occhio. Nelle giornate limpide è straordinariamente panoramico: dal Rondinaio, che è in provincia di Modena, si vede l'arcipelago toscano, mentre dall'ultima cima del trek, la Nuda, si riconoscevano facilmente il golfo di La Spezia e l'isola Palmaria
 La Via degli Abati
Correva l’anno del Signore 614 e Colombano, ormai settantenne, dopo aver fondato molti monasteri nella terra dei Franchi, era stato pellegrino in giro per l’Europa, con lo scopo di predicare la Buona Novella. Il re longobardo Agilulfo gli offrì delle terre nei pressi di Ebovium (Bobbio), lungo la valle del Trebbia, ai piedi del monte Penice, affinché fondasse un’abbazia e vi si stabilisse con i suoi seguaci. Il monaco irlandese accettò e trascorse qui gli ultimi anni della sua vita. Dopo la sua morte, l’abbazia crebbe d’importanza: i suoi possedimenti si estesero e il suo ruolo culturale le assegnò l’epiteto di “Montecassino del nord”
 Sentiero del postino
In val Boreca sostengono di discendere dai disertori dell'esercito di Annibale. Ecco perché, ribadiscono, i nomi dei paesi suonano esotici, come Zerba o Tartago, rispettivamente deformazioni di Djerba e Carthago. O Pizzonero, che prenderebbe il nome da gente dalla pelle scura che lo abitava. Vero o falso che sia, sta di fatto che questa porzione di Appennino ha una cultura omogenea al suo interno e diversa dalle zone di pianura e fondovalle a lei vicina
 Monte Alfeo 1651 m
Sul lato nord vedo uno strano biancore che non riesco a spiegarmi. Mi sembra strano che in questa zona d'Appennino ci siano delle pietraie. Dopo un po' di meditazione, mi rendo conto che il versante è ricoperto di faggi, ma questi sono interamente rivestiti dal ghiaccio. Sia oggi che ieri al mattino faceva piuttosto freddo, già a 800 metri la temperatura era sotto lo zero. Su quel versante ombroso evidentemente il sole non giunge mai e la galaverna non si scioglie
 Roccabruna 1418 m e Gifarco 1380 m
L'anello che passa per le cime di Roccabruna e Gifarco è un fantastico giro appenninico: castagneti, pinete, faggete, vista a perdita d'occhio e mare. Anche un po' di arrampicata elementare, volendo. Per questo è perfetto per le limpide giornate autunnali. Un po' di tramontana o bora faranno battere i denti sulle cime, le uniche zone esposte, ma regaleranno panorami sconfinati e un senso di vastità
 Via del Mare
Di tutti i dossi appenninici che solchiamo, il più significativo è senz'altro l'Antola; non perché sia il più alto o il più bello, ma per la sua funzione sociale per le comunità di questa zona. Quando il benessere della Rivoluzione Industriale raggiunse l'Italia e, insieme al nazionalismo dell'unificazione, creò i presupposti economici e culturali per l'alpinismo, Torriglia e questa montagna divennero il centro d'attrazione per la borghesia genovese interessata alle terre alte
 Monte Alpesisa 983 m
Una fantastica escursione, a breve distanza dal centro di Genova, ma in un mondo completamente altro, in cui non si percepisce nulla né di lavatrici né di autostrade urbane, ma neanche di carruggi o di porto. Si attraversano invece intricati boschi mediterranei, si guadano ruscelli che modellano il calcare, si incontrano eremiti che convivono con gatti chiamati Robespierre, si cavalcano creste ventose e si cala dolcemente a valle per antiche vie del sale
 Bric delle Camere 1018 m
Mentre tento di rilassarmi un po' scherzando con gli amici, nel gruppo torna l'irrequietezza. Qualcuno chiude lo zaino, lo indossa e comincia a passeggiare nervosamente in su e in giù. «Sono già le quattro e mezza, mancano appena quattro ore al tramonto» «Il sole è ormai sceso a meno di 90° sull'orizzonte, siamo quasi nel crepuscolo inoltrato!» «Non c'è una nuvola in cielo, potrebbe scoppiare un temporale estivo!» «Che ne sarà del mio tè delle cinque?»
 Punta Martin 999 m
Il lunedì mattina i colleghi mi hanno ascoltato perplessi, quando millantavo una spettacolare gita in montagna a Genova. Chissà cosa avrebbero pensato se avessi spiegato loro che mi ero arrampicato sulle rocce plutoniche che nel Neolitico venivano cavate per fabbricare asce. In effetti agli sprovveduti Genova si presenta come città di mare, ma non si può fare il bagno, perché l'acqua è inquinata da coliformi e affini. Invece alle sue spalle si possono fare delle belle salite, la più alpestre delle quali è senz'altro la cresta di Punta Martin
 La via delle acciughe
I sentieri e le mulattiere di questo trek sono state in passato via di transito per un’infinità di merci e di persone, mercanti o pellegrini, che attraverso di esse si spostarono per fede o commerci. Dopo il collasso delle vie di comunicazione romane, nel Medioevo il transito si spostò per molti secoli lungo sentieri e mulattiere. La Repubblica di Genova, infatti, non costruì mai strade carrozzabili per fini commerciali verso l’entroterra, che pure le era fondamentale per l’approvvigionamento dei generi alimentari e non solo: si limitò a curarsi solo delle vie di interesse militare. Lo spostamento di merci e persone sfruttò pertanto una rete di percorsi gestiti localmente, che oggi sono comunemente conosciute come “Vie del sale” da una delle principali merci che vi passavano
 Sentiero A
Il sentiero A è come l'assolo di Paul Gonsalves al concerto di Newport
 Intorno a Sassello
Quando mi sveglio, il vento del mare addensa sul colle del Giovo una nebbia impenetrabile. Ogni superficie sottovento è zuppa, come se avesse piovuto di traverso. Dalle foglie degli alberi le folate fanno piovere goccioline di condensa, come dopo un temporale estivo
 Monte Beigua 1287 m
Superiamo il bivio per il Monte Greppino, un curioso panettone di serpentiniti nude, la cui singolarità ha le carte in regola per renderlo un luogo sacro alle popolazioni che costruirono la strada

Costa ligure

 Intorno a Riomaggiore
Arrivo al santuario, una chiesa semplice, con un bel porticato, affacciata su Riomaggiore e chiusa sul lato mare da due romantici filari di pini secolari, che nel tardo pomeriggio invernale proiettano ombre lunghe. La vista spazia dall'isola Palmaria a Punta Mesco, i due estremi delle Cinque Terre. Un uomo e una donna sono seduti sulla panchina affacciata sul mare, intenti a parlare fittamente, indifferenti a ciò che li circonda
 Intorno a Monterosso
Si cammina un po' al di qua e un po' al di là dello spartiacque. A ovest c'è la verdeggiante conca di Levanto, con le sue borgate di case gialle sparse sui pendii, che la luce bassa del pomeriggio invernale pennella di chiaroscuri; ci sono molti sentieri che le uniscono anche se talvolta sono poco praticabili a causa della vegetazione invasiva. A est si estende la linea di costa del parco, che si abbraccia nella sua interezza, fino all'isola del Tino
 Monterosso-Riomaggiore
I liguri designano come maccaja quelle giornate invernali di alta pressione, in cui arrivano nubi basse dal mare e ristagnano a ridosso dell'Appennino. Il cielo è coperto, ma non piove, e il mare è piatto e insignificante come un lago. Tutto assume una tinta bluastra, che in certi Paesi è il colore della tristezza. Non c'è vento e l'aria marina è mite, anche se molti liguri girano sempre intabarrati come se fossimo a -5°C. Quale giorno migliore per fare la traversata delle Cinque Terre?
 La via romana di Bonassola
Poco dopo, c'è la possibilità di fare una deviazione alla spiaggia di Scà, una sottile linea sassosa tra alte pareti rocciose, che d'inverno la lasciano in ombra fino al tardo pomeriggio. Nei giorni di mare turbolento, già prima di arrivare si ode il rombo delle onde che si scagliano contro le pareti di marmo rosso e spumeggiando celano i massi, per poi ritirarsi. Due gabbiani assisi su una piazzola della parete ci contemplano, mentre noi ammiriamo il rumoroso spettacolo delle onde spumeggianti
 Punta Manara 0 m
È impressionante vedere fino a che quota si spingono gli arrotondamenti degli spigoli dovuti all'azione dei marosi, durante le tempeste invernali: Turner avrebbe dato qualunque cosa, per essere qui a dipingere il libeccio.
 Santuario di Montallegro 612 m
Io che sono di religione escursionistica faccio una certa fatica ad comprendere il gusto di chi vuole andare in paradiso sul sedile di una Porsche, come in un film dei Monty Python, ma mi rendo conto di praticare una fede obsoleta, come avevo già constatato alla Maddalena
 Il periplo del Promontorio
Mi rendo conto del silenzio che avvolge questo punto. Nella macchia sentivo, ma distrattamente senza ascoltarli, il fruscio della vegetazione mossa dal vento e i cinguetti dei passeriformi, mentre su questa panchina il sommesso fischio del vento è l'unico sottofondo e mi trasmette una sensazione di lieve irrequietezza e timore, come quando cammino solo nella notte
 Alta Via del golfo Paradiso
n Liguria la vegetazione spontanea è spesso esuberante. Raramente produce i paesaggi semplici e ordinati che piacciono all'uomo: la (bio)diversità va in direzione ostinata e contraria all'organizzazione antropica. La semplice presenza di un sentiero tuttavia suggerisce che una volta qui l'uomo viveva: in effetti mi imbatto nei resti di una casa in pietra e di alcuni muri a secco
 L'entroterra di Celle
L’ambiente attraversato alterna zone di macchia ad altre di bosco più strutturato di castagni e ornielli, in entrambi i casi senza grandi alberi, probabilmente vegetazioni di transizione, dopo il passaggio del fuoco, molto frequente sulle alture dell’entroterra (basta salire alla non lontana Madonna della Guardia di Varazze per un esempio recente)
 Finalborgo-Noli
Al bivio per l'Antro dei Falsari lascio il percorso principale e calo per il ripido sentiero che vi punta. All'imbocco di una grotta, trovo una famiglia con due infanti che sta uscendo e si dice poco convinta che la meta sia quella. Fidandomi inopinatamente di loro, senza controllare di persona, li seguo mentre scendono ulteriormente. Sono completamente allo sbaraglio: i bimbi hanno scarpe inadatte e devono strisciare sul sedere ogni volta che il sentiero si fa più ripido. Ad un certo punto decido che per me il sentiero è troppo deteriorato, mentre loro proseguono ancora. Risalgo all'imbocco e, affacciandomi, scopro che quella è la grotta giusta: la visione che ho di fronte coincide con l'immagine della guida. Difficile dire sei sia più abbelinòu io o lo siano loro
 Val Ponci e Manie
Prima di arrivarci, passiamo dal circolo dei cacciatori lungo il torrente, dove sono esposte alcune foto di un raro merlo albino. Un simpatico vecchio che sta spazzando il marciapiede, vedendoci mascherati da escursionisti in questa ultima domenica di carnevale, ci chiede se siamo contro la caccia «…e allora che mi dite dei veleni che uccidono gli uccelli?»

Colline piemontesi

 Bric Puschera 845 m
«Siamo finiti nell'unica zona senza vigne». Così commenta un gitante, quando, dopo quattro ore e mezza di cammino langarolo, abbiamo attraversato magri coltivi, calanchi, piccoli prati e vaste distese di cerri, senza vedere alcun grappolo di nebbiolo. Tutti associano le Langhe alle vigne, ma queste occupano solo una piccola porzione del territorio, una sottile fascia nella sua zona settentrionale. Il resto è ancora oggi più o meno come lo descriveva l'imperatore Ottone I poco prima dell'anno 1000: «Transivimus per deserta langarum et reliquimus ea, sine tributo»
 I calanchi di Montechiaro
Attraversata una zona di campi e costeggiata una casa diroccata, moderatamente spettrale, entriamo nella prima zona calanchiva. Già da un po' siamo scesi sotto l'inversione: nel grigio lucente del controluce nebbioso e delle marne spoglie, si fanno largo gli sfolgoranti addobbi di Halloween degli ornielli. Per terre nude e sdrucciolevoli caliamo nella valle del rio Torbo
 Boschi e vigne di Loazzolo
Led Zeppelin, maniscalchi, vignaioli e lupi
 Valle Versa
La valle Versa è una zona di colline morbide (può ricordare i paesaggi della Val d'Orcia), posta nel Basso Monferrato, non lontano dal sacro monte di Crea, tra le province di Asti e Alessandria. I pendii delle colline sono coltivati, così come le valli tra di esse. Dominano i cereali: grano, orzo, segale, coltivazioni estensive di mais, ma ci sono anche noccioleti, lavanda, erba medica e molte altre colture che non saprei riconoscere. Invece sui cocuzzoli sono stati costruiti piccoli paesini che portano nomi curiosi, come Zanco, Frinco, Tonco e Rinco
 Terre d'Aleramo
Ma dov’è ’sto posto? Le colline del Monferrato casalese sono una Terra Australis Incognita per l’alpinista medio: magari è venuto da queste parti per abbuffarsi di agnolotti al sugo d’arrosto e ubriacarsi di Ruchè insieme agli Alpini, ma non sa che qui si può anche camminare. Non ci sono cime svettanti da conquistare: si cammina quasi sempre in piano e solo ogni tanto si valica qualche collinetta. Con traccia GPS

Alpi Liguri e Marittime

 Abbazia di San Pietro in Varatella 895 m
L’abbazia di San Pietro in Varatella sorge sull’omonimo monte, lungo le pendici meridionali del Monte Carmo, vicino al Monte Ravinet, a cui è collegato da un istmo. Le origini risalgono al secolo VIII, anche se una tradizione medievale vuole che San Pietro, fuggito da Antiochia, prima di recarsi a Roma si fermò in questo luogo e vi trovò le condizioni ideali per la preghiera e la meditazione. Carlo Magno la dotò di vasti terreni e i monaci benedettini provvidero a renderli idonei alla coltivazione, anche grazie ai dotti che avevano accesso ai trattati romani sull'agricoltura. Nel Duecento, per contrasti con il vescovo di Albenga, il complesso passò ai cistercensi, che però nel Quattrocento lo abbandonarono per trasferirsi in un luogo più comodo (la stessa cosa è successa in Val di Susa all'abbazia di Montebenedetto)
 Monte Carmo di Loano 1389 m
Si esce ben presto dal bosco e si gode di un panorama fantastico sul mare, che si può spingere fino alla Corsica e all'arcipelago toscano, se non c'è troppa foschia. Dopo un altro po' si arriva all'attacco della cresta. Sul lato sinistro, su cui si cammina, non è molto aguzza, mentre sull'altro è proprio verticale e affacciarsi fa impressione. Si risale sulle rocce con un percorso molto aereo che consente anche di ammirare nella sua interezza la Rocca dell'Aia: una lunga e aguzza lama rocciosa che assomiglia alla cresta dorsale di certi dinosauri
 Monte Acuto 747 m
Ci sono molti percorsi per salire sul Monte Acuto: la cresta da Ceriale, per il Pizzo Ceresa e il Poggio Grande da Peagna, per il Terre Alte da Balestrino. Qui sono descritti due anelli. Il primo parte da Toirano o Barescione per risalire per le antiche mulattiere dei carbonai, ora dimenticate e trasformate in piste di cinghiali, ma tranquillamente percorribili anche dai bipedi, mettendo in conto un po' di fondo sconnesso, arato dai grugni. Il secondo invece da Peagna risale la valle Ibà fino al Pizzo Ceresa e poi segue la cresta dal santuario di Monte Croce
 Monte Galero 1708 m
Da qui si sbuca nei pascoli del colle San Bartolomeo, verdeggianti e fioriti. Nei pressi del colle è avvenuta una battaglia durante le campagne napoleoniche. I soldati uccisi sono stati sepolti alla bell'e meglio dai montanari in buche improvvisate, poi ricoperte di sassi; sono riconoscibili ancora oggi per la loro forma ellittica. Per questo la zona viene chiamata cimitero napoleonico
 Sentiero dei Giganti
Il paesaggio in compenso è dantesco, o da sublime di Burke se preferite, di guglie gotiche e forre oscure. Al proposito, Quintino Sella, nella relazione della prima salita al Monviso, si rammaricava che il Sommo Poeta non avesse potuto trarre ispirazione che dalle «microscopiche accidentalità» degli Appennini, ma ambienti come questo mostrano chiaramente che non serve salire sopra il limite delle nevi perenni, per sperimentare i «sublimi orrori delle Alpi» (qui non siamo neanche a quota 1000).
 Pizzo d'Ormea 2476 m
Il Pizzo d'Ormea da Quarzina è una salita che in un'altra stagione sarebbe noiosa, perché avviene in gran parte lungo una carrareccia di servizio ad un pannello ripetitore posto nei pressi della cima. Tuttavia, effettuata nel periodo della fioritura, è davvero spettacolare, perché la montagna si ricopre di viole multicolori
 Monte Acquarone 733 m
Incuriositi e coi primi morsi della fame, troviamo sulla porta un articolo di un giornale del luogo in tedesco, con tanto di foto della coppia che lo gestisce, che decanta le prelibatezze del locale. Molti tedeschi hanno comprato casa in borghi come questo: non è raro trovare nomi teutonici sui campanelli delle case. Dietro di noi intanto si materializza il tipo della foto, che sghignazzando ci consiglia di allontanarci al più presto, se vogliamo completare l'escursione…
 Monte Saccarello 2201 m
Da qui la pendenza si fa nettamente più moderata mentre si prosegue per il passo di Collardente, al confine con la Val Roya. Una volta questo doveva essere un percorso molto importante, perché Realdo e Verdeggia facevano parte del comune di Briga e questa era quindi la principale via di comunicazione con il capoluogo, almeno prima della costruzione delle rotabili militari
 Brec d'Utelle 1604 m
a sera abbiamo mangiato alla francese. Dopo un’insalata nizzarda con formaggio, la parte migliore era del prosciutto arrostito con patate. Totalmente imbevibile era invece il vino, che sembrava aceto: io sono riuscito solo ad annusarlo. Due che erano di fronte a me, Massimo e Davide, ne hanno invece bevuto a garganella, col risultato che il giorno dopo Davide era uno straccio d’uomo ed ha camminato tutto il dì mogio mogio (Max invece è una roccia ed è invulnerabile a questo e a molto altro)
 Dalle Alpi al Mediterraneo
Fontan è la prima meta. Poco più che qualche fila di case colorate e scrostate, tra il fiume e la statale. Cognomi italiani sulla stele dei morti per la France nel 14-18, uno sbiadito nero di anilina per il CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE dell'occupazione. Un albergatore che compra la polenta cuneese e per gli italiani cucina la pasta al dente, ma ci tiene a far sapere che cruda così non la mangerebbe mai. E tiene tre Renault 4 lustre in fondo al prato
 Cima delle Saline 2612 m
Piego a destra e raggiungo la prima cima, il cui nome evoca i balli delle streghe con il demonio. In effetti l’ambiente minimale regala sensazioni un po’ ultraterrene, anche se forse più metafisiche che demoniache. Nelle culture tradizionali, tutto ciò che esulava dall’ordinario aveva una sfumatura nefasta e andava evitato
 Vallone Cravina
Un vallone selvaggio e ormai dimenticato da risalire, pareti calcaree, una dorsale erbosa panoramica e fiorita, la lunare Conca delle Carsene, la mirabile mulattiera militare del passo del Duca, il Pis del Pesio, la cascata del Gias Fontana, i cervi allevati e gli animali selvatici, la foresta di abeti bianchi dei monaci. Ha davvero tanti punti di interesse questo lunghissimo anello nel Parco Naturale del Marguareis
 Sentiero reale dei laghi
Ho battezzato reale questo percorso perché queste montagne erano la riserva di caccia e pesca dei Savoia, che si erano fatti costruire queste mulattiere per raggiungere i luoghi delle battute.
 GTA Marittime
L'ottica della gestione faunistica non era quella moderna di preservare un'area dall'azione distruttiva dell'uomo, ma di offrire quanta più selvaggina possibile ai regi cacciatori. Assomigliava piuttosto alla logica medievale di protezione delle foreste intese nel senso originario di riserva del re, così come codificata dal giurista elisabettiano John Manwood nel suo A Treatise on the Law of Forests&hellip: il re attraverso la riserva proteggeva i selvatici di piacere dall'assalto del mondo, per poterli cacciare in esclusiva, dando così mostra delle proprie abilità di guerriero. Queste a loro volta gli conferivano l'autorità e il carisma necessari a perseguire il progetto politico di unificazione della nazione per via militare.
 Giro dell'Argentera
È un giro di alta montagna: solo il primo giorno per un'ora e mezza si cammina in mezzo al bosco, dopodiché gli ambienti più comuni sono i macereti e le pietraie di alta quota, anche se non mancano le praterie fiorite. Montagne in larga misura austere ed affascinanti
 I cinque colli di Ferrere
Di batterie anticarro, archi karmici, cruciverba asintotici e Carrie Fisher (con un omaggio ai Radiohead)

Alpi Cozie

 Testa di Peitagù 1815 m
Veniamo affascinati da un piccolo bugigattolo in pietra a secco dentro cui c’è un buco profondo. Il nostro esperto di cessi campali militari sostiene che fosse la latrina del borgo, ma la sua posizione a monte l’avrebbe reso un’arma batteriologica, per cui ripieghiamo sull’ipotesi di un pozzo
 Tour di Rocca la Meja
Quindi risaliamo un ghiaino costeggiando delle imponenti pareti lisce e verticali, fino a raggiungere un canalino «di nessun interesse alpinistico», come sentenzia la sempre più sprezzante guida CAI, che si sente come Manolo sul Musinè
 Monte Scaletta 2840 m
Non appena mi siedo e apro lo zaino per cercare uno spuntino, il gregge di capre che sentivo scampanellare da un po' sbuca da dietro il dosso. Quella che sembra guidarle incrocia il mio sguardo e punta decisa verso di me. Pochi secondi dopo il suo muso già fruga dentro il sacco. Non avrà neanche fatto in tempo a sentire l'odore: sarà andata sul sicuro memore delle esperienze passate. Devo chiuderlo, prima che cominci a triturare qualche sacchetto, e togliermi da qui. «Ritiro la proposta di pausa», dico al mio compagno di escursione, che nel frattempo era andato a esplorare i resti del ricovero militare dell'Escalon
 Tour dell'Oronaye
L'alto muraglione della morena frontale della Piccola Era Glaciale si prospetta di fronte. Il suo colore grigio scuro, quasi nero, crea una netta cesura tra l'ambiente ameno della conca del lago e quello molto severo, da alta montagna, verso il colle, caratterizzato dalle vaste distese di detrito di falda, tipiche degli ambienti dolomitici, oltre che dai detriti morenici
 Tete de Frema
Ai suoi piedi si trova il cosiddetto lago dei nove colori, che deve il suo poetico nome ad un errore di traduzione, in quanto il nome francese significa lago dei nove colatoi. Guardando la foto sotto si capisce perché si chiami così
 Autunno in Val Maira
La Val Maira è una valle particolare: è stata esclusa dal turismo di massa, per cui lungo il suo sviluppo non si incontrano orrori edilizi anni ’70, piste da sci, seggiovie. Solo un elettrodotto si infilava nelle inquadrature di colori autunnali. Nelle numerose borgate le case sono tutte nel particolare stile della valle. Negli ultimi anni si è dato il via ad un massiccio recupero degli edifici, da parte sia di emigrati che di tedeschi che trovano qui il luogo ideale in cui trascorrere la vecchiaia
 Basse di Narbona 2231 m
Come in molte valli povere, gli abitanti dovettero ingegnarsi per integrare il reddito dell'agricoltura, davvero misero: d'altronde il nome della valle significa 'magra'. Mentre i dirimpettai di Elva si specializzarono nelle parrucche per le ricche europee, qui si diedero al commercio di acciughe, ed ebbero così successo che oggi questi pesci sono entrati nei piatti tipici piemontesi, come nella bagna caoda o accompagnate con salsa verde, anche se qui non c'è il mare
 Mongioia 3340 m
È invece fantastica la scena che concorre a creare: da dietro la rocca in ombra nasce un raggio di luce radente che va a illuminare la montagna sulla destra. Ne evidenzia la forma triangolare e le rugosità, una scena molto fotografica che merita di essere immortalata
 Rocca Bianca 3064 m
Il lago più frequentato è quello chiamato Bleu dal suo colore, perché è il primo che si incontra. Quello secondo me più bello è invece il Lago Nero (in realtà è verde acqua), un po' fuori dal percorso principale, dove c'era pochissima gente; la bellezza viene sia dal colore, che però non sono riuscito a rendere bene in foto, sia dalla posizione, una stretta conca dagli ambienti molto vari
 Tour di Punta Malta 2995 m
Valbusa, chi era costui?
 Anello dei Quarti
Per questo le condizioni ideali per effettuare questa gita si verificano nelle notti estive in cui splende nel cielo l'ultimo quarto di luna. In questi casi, infatti, nelle ore prima dell'alba la luna sarà alta nel cielo e farà luce sufficiente a girare senza bisogno della pila frontale (che comunque va portata per sicurezza). Il paesaggio lunare è molto diverso da quello diurno: quando c'è poca luce vediamo il mondo con i bastoncelli, i fotorecettori della retina specializzati per la scarsa luminosità, che non distinguono i colori. Il mondo appare così in bianco e nero, soffuso, misterioso. L'ora della partenza deve essere regolata in modo da arrivare al lago Fiorenza in tempo per vedere il sole illuminare il Monviso
 Vallone Grandubbione
Per questo vallone persino la laconica Guida ai monti d'Italia del CAI spreca l'aggettivo "pittoresco"
 Sacra di San Michele 962 m
Saliamo a zig-zag, facendo leva sulle ultime forze. Dopo oltre sei ore a buon passo, siamo entrambi un po' in crisi e ancora non sappiamo che dobbiamo ancora passare attraverso la grande tribolazione
 Colle del Vento 2225 m
Al di fuori del paese si cammina su una bella mulattiera, che tra muri a secco attraversa antichi terrazzamenti, riconquistati dal bosco da lungo tempo ormai. Anche nelle costruzioni diroccate si percepisce maggiormente la mano della natura che le sta smembrando, piuttosto che quella dell'uomo che le aveva edificate
 Lac d'Arsine
La valle a U è molto ampia e sale assai gradatamente: si cammina in pianura per lunghi tratti. Il fondo e il versante orografico destro sono un immenso prato fiorito, mentre quello sinistro è più dirupato e lungo di esso si trovano diversi tremila rocciosi. Il torrente qui è limpido, come quelli di sorgente; nei tratti pianeggianti la sua acqua è perfettamente trasparente

Alpi Graie

 Alpe Le Giornate 2287 m
In quello intermedio una porta è stata rappezzata con un manifesto metallico di una nota marca di gelati. A un cittadino può sembrare un tacon fuori luogo, ma i contadini non si facevano le fisime che ci facciamo noi moderni. Costakis trovò uno dei miei quadri preferiti della sua collezione di avanguardie russe impiegato nello stesso modo. Per convincere il proprietario a cederglielo, dovette procurargli un pannello delle medesime dimensioni, impresa che non si rivelò facile, perché il supporto era di oltre un metro di lato. D'altronde anche gli uccelli si fanno i nidi recuperando pezzi di plastica
 Lago Bojret 2254 m
Da qui fino al lago, infatti, è stata costruita una scalinata nella bastionata rocciosa. L'ultimo tratto, ripido su una cengia in parte artificiale, è davvero una meraviglia dell'ingegneria montanara. Il lago è incastonato tra levigate rocce di gneiss viola, identico a quello che si trova sulle pareti dell'attiguo vallone di Vassola. Le nuvole si squarciano quanto basta a mostrarmelo per pochi attimi in tutto il suo splendore. L'ambiente è decisamente glaciale: sulle rocce montonate stazionano diversi massi erratici
 Alpe Vailet 2233 m
Gli ultimi tiratardi se ne stanno andando dal santuario, proprio ora che arriva l'ora che volge al disio i camminanti, etc. etc., di luce incisa e dolce. Questo limpidissimo tramonto autunnale è quanto di meglio ci potessimo attendere, per chiudere in gloria l'escursione. La bianca chiesetta, illuminata da una luce vivida, brilla quasi di luce propria, contro i prati scuri sulle pendici della Bellavarda.
 Lities e Vru
Da qui a San Domenico è un viaggio a ritroso nel tempo verso il tardo inverno: i radi alberi, spesso betulle che ripopolano i pascoli abbandonati, hanno sempre meno foglie fino a diventare spogli oltre quota 1600 m. I prati invece sono verdi fino alla chiesetta e di lì in su ancora gialli. Una prima fioritura di viole fa capolino
 La casaforte di Pertia 1226 m
Questo infatti è un giro per amanti della montagna vissuta, dove non si raggiungono cime prestigiose né si ammirano panorami a perdita d’occhio. Ma qui ci si può fare un’idea di dove vivevano una volta i montanari: in magri appezzamenti di terra strappati con gran fatica alla montagna. Il percorso di snoda su antiche mulattiere che hanno richiesto ingenti lavori di costruzione, ma oggi sono del tutto dimenticate e quasi per nulla percorse
 Bivacco Revelli 2610 m
Approfitto della solitudine per scattare le foto di rito, poi vado a compilare il libro del bivacco e a leggere qualche pagina. Recentemente due tedeschi sono arrivati qui dal Pocchiola Meneghello, dopo un'esperienza indimenticabile: scrivono infatti di non essersi fatti male per puro caso e che che «you Italians are funny» nel descrivere gli itinerari. Mi domando quale guida abbiano usato. Se avevano con sé il Berutto, la classica guida di questa zona, o la Guida ai Monti d'Italia, le brutte sorprese non saranno mancate. Infatti, dall'epoca delle loro compilazioni, il riscaldamento globale ha cancellato molti nevai, lasciando allo scoperto pendii di instabili sfasciumi. Inoltre la perdita di permafrost ha causato non pochi crolli, alterando radicalmente il paesaggio dell'alta montagna: molte vie del passato oggi non sono più praticabili
 Monte Vailet 2613 m
Chiedo se mi possono dare una cena. «Vuole una pasta o delle cosette buone che faccio io?» mi chiede la signora. Senza neanche riflettere opto per le seconde e ceno senza sapere cosa mi attende alla portata successiva, ma senza il rischio di delusioni. Intanto una flautista francese accompagna il mio pasto con la Syrinx di Debussy e altri brani. Nel frattempo ho preso a sentire così freddo da aver bisogno del pile: che gioia!
 Laghetti di Bellagarda
Appoggio lo zaino a terra e vado sulla sponda opposta alla ricerca di un punto per le foto pomeridiane che ho in mente. Al primo tentativo sono fermato da una palude, quindi provo dalla parte opposta e da una curva del sentiero individuo una tenue traccia, forse di selvatici che vengono a bere e a nutrirsi di mirtilli; fa il periplo del lago e si affaccia su alcuni punti strategici per le foto.
 Bivacco Ivrea 2770 m
Al bivacco Ivrea si arriva dopo una salita di 6 ore e oltre 1700 m, per sentieri dei pastori e una mulattiera di caccia del primo re d'Italia. Sin da quando ragazzo ne vidi la posizione sulla carta IGC del Gran Paradiso, ho sognato di raggiungerlo: non tanto per il dislivello, che con una salita diretta potrebbe essere superato in 4 ore da un camminatore medio, ma per la distanza che lo separa dalla civiltà motorizzata e dall'affollamento agostano delle zone di comodo accesso
 Il vallone del Roc
Gli anelli del vallone del Roc sono escursioni con molti sapori. Portano in zone poco frequentate e paesaggisticamente molto belle, dove è anche facile avvistare animali selvatici. In più raccontano storie che partono dalle cacce reali di metà Ottocento e arrivano fino agli ultimi abitanti di borgate sperdute, passando per una campale battaglia partigiana e alpinisti ribelli

Valle d'Aosta

 Alta Via 2 Naturalistica della Valle d'Aosta
La natura selvaggia diventerà un valore e si comincerà ad amare le montagne incontaminate solo con l'Illuminismo, ma soprattutto il Romanticismo: i primi a salire sui giganti delle Alpi non furono i montanari, ma gente venuta da lontano, che apparteneva ad un altrove geografico e culturale
 Vallone di Loo
Resto assorto ad ammirare la valle sotto di me, con una torbiera e più sotto l'alpeggio di Ober Loo. Da qua si vede bene la diversa conformazione della valle a destra, scavata a V dal torrente, da quella scavata a sinistra dal ghiacciaio, dal fondo molto più ampio e con un laghetto chiuso da dossi montonati, che potrebbe essere stata la base di un circo glaciale
 Cormoney 1535 m
Mentre per noi il versante baciato dal sole del mattino è abbastanza caldo da farci grondare, per una vipera nell'erba fa ancora così freddo che al nostro passaggio se ne resta immobile, ancora rintontita dal torpore della notte
 Tête du Mont 1897 m
La mulattiera sale tra i terrazzamenti al margine del paese e poi si inerpica in una zona impervia, anche sfruttando le cenge naturali. Già in basso si nota la costruzione, sorprendente, se si pensa che tutto il lavoro serviva a colonizzare il minuscolo fazzoletto verde di Barmelle. Ma è verso i due terzi della salita che il tracciato diventa spettacolare: una scala a picco sulla valle, roccia modellata con la roccia
 Vallone di San Grato
Dalla grotta due tracciati salgono infatti a San Grato: uno ripida era riservato alle persone, mentre uno graduale serviva alle mucche. È un'usanza che si trova anche in altre zone Walser, come la val d'Otro in Valsesia
 Rifugio Nacamuli 2818 m
Alla base delle pareti si accumulano immensi ghiaioni di detrito fine, segno che qui la roccia è molto friabile. Una volta dal rifugio abbiamo visto un'impressionante frana: si è sentito un boato fragoroso e da un canalone molto ripido si è sollevato un nuvolone esteso lungo tutto il canalone, alto e stretto. Dalla base piovevano massi che andavano a rimbalzare sul ghiacciaio sottostante. Quando la nebbia polverosa si è diradata, il canalone aveva completamente cambiato colore: ora si mostrava come una striscia assai più chiara delle rocce circostanti
 La balconata del Gran Paradiso
La mia attenzione è ben presto catturata da uno stranissimo masso di una roccia scistosa, in parte coperta da licheni arancioni. Il suo aspetto a fauci bitorzolute e deformi è talmente bizzarro e inconsueto che mi piacerebbbe tanto avere un geologo con me a cui chiedere delucidazioni

Alpi Pennine e Lepontine

 Valsesia: GTA Walser
La variante Walser del GTA, più la deviazione per la val d'Otro, consente di attraversare molti angoli di questa ramificata valle, e sono quasi tutti indimenticabili: alpeggi idilliaci, insediamenti Walser, pastori solitari, vestigia di tempi remoti, verde lussureggiante, acque gorgoglianti e molte altre esperienze che non saprei condensare in una formula
 Il Grande Est del Devero
Fino agli anni Settanta del Novecento bisognava invece arrivare a piedi, superando la soglia di sbarramento glaciale, che separa l’alpe dalla bassa valle. Così scrive uno scrittore locale: «Qui la strada, se può chiamarsi così un sentiero scabroso, percorso solamente dal bestiame da latte e dai muli, si alza con numerosi giri e rigiri, finché, oltre mille metri sopra il livello del mare, si fa ad un tratto orizzontale e sbocca in una verdeggiante e bellissima valle che nessuno avrebbe sognato a tale altezza»
 Monte Cistella 2880 m
Unica via di fuga è la Costetta. Una sottile lama di roccia tra due pareti verticali, scende ripidissima. Sono alla fin fine poche decine di metri, ma se non ci fosse il corrimano non so se la percorrerei. Al massimo strisciando ignominiosamente sul sedere e tremando come una foglia
 Alpe Fornalino 2114 m
Ho rimosso il ragionamento elaborato per giustificare la scelta dissennata, come quei traumatizzati da una violenza, che hanno rimosso l'evento, ma provano angoscia quando si evoca un dettaglio della scena. Nel nostro caso, questo dettaglio potrebbero senz'altro essere gli ontani
 Monte Massone 2161 m
Siamo infine alla meta della gita, dove ci aspetta la foto di vetta. La prassi vorrebbe che ci sistemassimo tutti intorno alla croce e che qualcuno dal basso ci riprendesse, per creare una di quelle foto che si vedono su decine di siti, così indistinguibili le une dalle altre che potrebbero essere scattate indifferentemente sul Musiné o sul Cervino: in basso tre pietre o un ciuffo d'erba, in mezzo un gruppo di persone, in alto una croce o una madonnina, dietro il cielo blu o la nuvola di Fantozzi, a seconda. La capogita ha però un'idea geniale: dato che la gita è bella per il panorama sui laghi, perché non mettere il fotografo vicino alla croce e il gruppo in basso? Detto fatto
 Pizzo Proman 2099 m
Una cappella che domina la valle, alpeggi trasmutati in eremi, faggete, un'improvviso panorama. Un lungo avvicinamento, una salita fino al confine, una mulattiera di un'insensata opera militare, una discesa fino al buio della notte. Così è stata l'interminabile escursione al Pizzo Proman, massiccia e dirupata montagna sullo scosceso crinale tra la bassa Val d'Ossola e la Val Grande
 Pogallo
Le borgate più interne non sono mai state raggiunte dalla strada e sono ancora oggi a diverse ore di cammino dalla civiltà. Per questo sono state abbandonate molto presto e sono diventate un luogo mitico, oggi abitato da qualche solitario in fuga dalla civiltà che cerca il rapporto con il selvaggio e con altre persone che lo apprezzano. Andando a Velina, borgo a 3 ore di marcia dalla strada, si trovano dei messaggi su lavagnette di un certo Giampi che avvisa dove trovarlo. A Velina vivono due persone, che si arrangiano coltivando l’orto e ospitando gente di passaggio
 Colma di Vercio 1255 m
Devo dire che durante la fioritura è quasi certamente il più bel posto che conosco, perché coniuga la bellezza del posto in sè con un panorama fantastico. È un gruppo di case sparse su un cocuzzolo ondulato che si distacca dalla ripida parete che discende dal Pizzo Faiè. È abitato da un eremita che cura i prati mantenendoli all'inglese, e che nel corso degli anni ha piantato molti cespugli di azalee, camelie e altro che in questa stagione fioriscono di colori infuocati. Il luogo trasmette un senso di pace paradisiaco, anche grazie al panorama a 180 gradi, che spazia dalla valle del Toce ai laghi. Piccoli e sottili verso l'orizzonte fanno capolino anche quelli di Monate e Varese
 Pizzo Marona 2051 m
In discesa incrociamo una coppia giovane con accento anglosassone che sta risalendo la scala santa. Sono carichi come Messner quando ha attraversato il Polo senza supporto, con due zaini giganteschi e gonfi. Sono esausti: la ragazza china sotto il peso dello zaino appoggia le mani sugli scalini a monte e si spinge su facendo forza sulle braccia

Alpi Centrali

 Como-Bellagio
La mattina la sveglia è alle 5,45, ma ci destiamo dal sonno tutti alle 3,30, allorché una capra tenta di aprire a testate la porta del locale in cui dormiamo e fa un gran baccano con la campanella; cosicché quando suona la sveglia ufficiale siamo già tutti pimpanti
 Sentiero del Viandante
Ci sono cime, paesi, vicoli, chiese, torri, ponti, orti, alpeggi, orridi, arilli, gesuoli, darsene, lungolaghi, vele, belvedere; ma anche tralicci, villette, garage, piscine, palazzacci, tubature, tutti degni di uno sguardo e di una riflessione. Abbiamo trascorso quasi più tempo fermi ad ammirare qualcosa o a gironzolare in tondo, che in marcia lungo il sentiero preposto.
 Meraner Höhenweg-Alta Via di Merano
L'operazione più critica della giornata è al mattino in fase di programmazione, quando bisogna individuare sulla carta il maso ottimale, tra i quattro o cinque che attraverseremo, per accomodare le gambe sotto al tavolo: il nodo nevralgico è strutturare la sosta in modo che non sia né troppo ravvicinata alla colazione a base di pane tirolese con speck, burro e marmellata, ma nemmeno alla cena di patate e salsiccia. Bisogna anche calcolare il tempo necessario per smaltire la Forst di mezzogiorno, in previsione della Hefe Weisse dell'aperitivo (il vino è meglio lasciarlo perdere). Inoltre bisogna studiare bene le isoipse sulla carta, per non trovarsi una spiacevole salita a stomaco pieno

Alpi Orientali

 Alta Via 6 dei Silenzi
Professa la montagna come sofferenza e vive da eremita misantropo, come in un castello arroccato all'attacco della val Canal, come è conosciuta in Carnia la val Pesarina. Lui ne ha marcato l'imbocco apponendovi una bricola, il gruppo di pali che segnala l'inizio di un canale nella laguna veneta. Gode della compagnia di un solo aiutante, giovane discendente della famiglia che ha fondato il rifugio, e della Lobaria, un lichene scacciato dalla civiltà umana, che si rifugia nell'aria pulita di questa zona remota

Isole

 Delta del Po
Cammino sulle terre più giovani d'Italia, che hanno al massimo 400 anni. Sono nate quando la Serenissima decise di deviare il corso del Po, per evitare che insabbiasse la laguna. Ma anche per insabbiare a sua volta la zona in cui il Papa avrebbe voluto costruire un porto, che le avrebbe fatto concorrenza
 Sentiero selvaggio
L'ambiente è quello di montagne calcaree, aspre, senza sorgenti (in cinque giorni si attrarversa un solo corso d'acqua permanente) e senza pascoli (le capre, unici animali che resistono qui, mangiano le foglie della macchia e dei lecci). Eccezione sono degli altopiani argillosi, fertili, che erano la vera ricchezza di queste terre. All'interno il paesaggio è tormentato, inciso da profonde valli scavate dai torrenti nella morbida roccia calcarea. La peculiarità geologica sono archi di roccia, scavati da vento e acqua nelle numerose falesie. La vegetazione è quella tipica della macchia, con i suoi profumi intensi e gli accesi colori della fioritura, che ha il suo culmine tra aprile e maggio
 Viaggio nella terra senza cimiteri
Il primo elemento di paesaggio alieno che si incontra è qualcosa che manca: il cimitero. La vecchia mulattiera, l'unica per persone e bestie prima che aprissero le carrozzabili, costeggia una chiesa isolata, con alcune tombe accanto. Poi procede e qua e là si trovano altre tombe, sul bordo, isolate. Alcune sono cintate, altre invase dall'edera, altre ancora hanno scritte consunte e illeggibili. Poi non se ne vedono più. Verso il paese successivo, il paesaggio si ripete: mentre la mulattiera dal torrente sale alle case, una tomba solitaria, altre inglobate dal bosco, una ben tenuta tra le melanzane

Accanto a ogni gita trovate un voto comprensivo, espresso in stelle, che indica quanto mi è piaciuta l'escursione; può servire come guida per sapere quali leggere. Nel testo troverete articolate le ragioni. Sono naturalmente molto soggettive: ad esempio, adoro la nebbia nei boschi e il trek della val Maira, tre giorni di marcia tra le nuvole basse, ha avuto il massimo dei voti, ma magari qualcun altro potrebbe esssere di diverso avviso (tipo tutti gli amici con cui ho condiviso l'avventura). Per contro non amo ambienti che invece fanno impazzire altri escursionisti.
Il giudizio non è puramente estetico, ma dipende anche dai motivi di interesse incontrati lungo il percorso. Pertanto ottengono in genere voti più alti percorsi che hanno più cose da raccontare, in cui si possono fare più esperienze, rispetto a percorsi in un ambiente magari più belli ma in cui si vede lo stesso panorama per gran parte della giornata. Per questo di solito i trek itineranti hanno voti alti, che non sono la media o la somma delle singole tappe, ma piuttosto esprimono il piacere di stare più a lungo a contatto con un luogo e di approfondirne la conoscenza, oltre che di venire a contatto con i suoi abitanti, la sera nei paesi; non bisogna poi dimenticare la possibilità di godere della luce migliore, che nelle escursioni giornaliere è più raro incontrare, per ovvi motivi logistici.
Godetevi le foto, ma non fatevi influenzare da loro nel valuare l'attrattiva dei posti: non è sempre vero che a ambienti più attraenti corrispondono foto migliori, perché in generale un bel panorama non produce affatto foto belle, almeno non in maniera meccanica. Ci sono d'altra parte posti affascinanti che sono in compenso poco fotografabili, come ad esempio i boschi, soprattutto misti, o le zone di «orrida magnificenza», per citare uno scrittore romantico. Sono invece più importanti le condizioni meteorologiche e la luce che si incontra quel giorno: ogni percorso beneficia di certe atmosfere piuttosto che di altre, senza regole assolute. Inoltre col tempo ho imparato a fotografare in maniera più consapevole e riflessiva, per cui gite più recenti hanno scatti più efficaci.