Montallegro

Riviera di Levante

9 dicembre


Montallegro
Montallegro

Diario di viaggio

Lungo questo percorso ho raggiunto Montallegro dopo aver vagabondato tra i pendii terrazzati posti a est del santuario. Nel primo tratto ho percorso la maggior parte del sentiero dei Cinque Campanili di Zoagli, per poi puntare decisamente al crinale per la ripida mulattiera della Madonnetta e seguirlo quindi fino al santuario. Sono infine sceso a Rapallo per la sua via di accesso pedonale.
Le segnalazioni del Cinque Campanili sono vecchie, scarse e pensate solo per il senso antiorario, per cui serve portarsi una buona descrizione o la traccia GPS, anche se da Sant'Ambrogio in poi si può contare su quelle fresche e abbondanti del Sentiero Liguria. La salita alla Madonnetta è priva di segnavia, ma è impossibile sbagliare. Dal crinale ci sono le buone segnalazioni FIE.

L'esperienza ligure comincia dalla stazione Principe, dove mi aspetta una lunga attesa del secondo treno. Mentre comincia a schiarire, esco perciò in strada alla fruttuosa ricerca di una focacceria, dove integrare la colazione delle 4 del mattino. Perciò a Zoagli sono già pronto a partire, non appena il treno mi scarica alla stazione sopra il centro storico. All'uscita trovo subito l'indicazione dei Cinque Campanili, ma è per il senso antiorario, opposto a quello che intendo seguire io. L'altimetro, che segna -43 m, cioè sotto i piedi del Cristo degli abissi, è un presagio di bel tempo. Secondo le indicazioni della descrizione, punto verso il centro e vado a scattare qualche foto dal lungomare ai piedi della torre saracena, presso cui un rivierasco sta sistemando i vasi da fiori sul suo balcone. Costruita nel XVI secolo come reazione a un devastante saccheggio della vicina Rapallo, a opera del leggendario (o famigerato, a seconda dei punti di vista) ammiraglio ottomano Dragut, fu successivamente impiegata a scopi sanitari, quando nel secolo successivo divenne necessario difendere la Repubblica dagli sbarchi di navi contaminate della peste. Il mare si va quietando, come testimoniato dal molo ancora pieno di pozzanghere, ma al riparo dagli spruzzi.
Vado quindi nella piazzetta sotto l'incombente viadotto ferroviario, tra poca gente in giro. Risalgo una pedonale diretto all'Aurelia, ma imbocco la scalinata sbagliata e sono perciò costretto a camminare per un lungo tratto sul bordo della statale senza marciapiede. Per fortuna il traffico è ridotto, in questo sabato mattina di ponte, essenzialmente di ciclisti. In compenso noto così l'insegna di una tessitura di seta, un'attività tradizionale di Zoagli, sopravvissuta alla modernizzazione. Ricongiuntomi al percorso corretto, lascio ben presto l'Aurelia per il percorso pedonale diretto alla chiesa di San Pantaleo. Dopo un tratto asfaltato tra le case, il percorso rivela la sua natura antica nella lastricatura in sassi di calcare infissi nel terreno. Attraversa delle fasce abbandonate. Le olive mature sono cadute da poco e tappezzano il fondo. Mi chiedo se abbia davvero piovuto, come dicevano le previsioni, perché il terreno è umidiccio, ma non fangoso come dopo una pioggia abbondante. Dove ricominciano le case il fondo diventa cementato. A un tornante, dove mi devo scostare per lasciare spazio a un'Alfa in manovra, mi affaccio sul primo campanile, che in pochi passi raggiungo. La chiesa domina una dorsale ed è molto semplice e graziosa.
Da qui devo seguire la carrozzabile per Sant'Ambrogio, che si trova alla mia quota, sul costone successivo. Le indicazioni, come detto, sono molto vecchie e sempre pensate solo per chi fa il giro nell'altro verso, ma la descrizione non dà adito a dubbi. Dalla strada, attraverso le siepi e le cancellate della case, godo di un bel panorama sul promontorio di Portofino, che è la costante paesaggistica di tutto il giro. Poco prima di raggiungere la chiesa, lascio la principale e seguo una via secondaria intitolata a Ezra Pound, l'intellettuale fascista, costeggiata di ville e giardini tirati a lucido. Una scalinata mi porta al piazzale lastricato a mosaico con pietre bianche e nere, su cui sorge la chiesa con il secondo campanile. È bordato di alcuni lecci secolari e offre una vista da sogno sul Tigullio. La linea di costa è diffusamente edificata, ma sulle colline più alte il verde dei boschi torna a prevalere. Faccio un giro dentro la chiesa, che è ha oltre mille anni ma ha subito ampi rimaneggiamenti novecenteschi; vi trovo due signore sedute su un banco. Per non disturbarle, appoggio i bastoncini in un angolo e attivo lo scatto elettronico sulla fotocamera. La volta della navata centrale è affrescata con un colossale dipinto ispirato al discorso della montagna, opera anni Ottanta di un pittore che faceva riferimento a modelli tradizionali, anche tirandosela un po'.

All'arrivo sul piazzale stavo progettando una sosta, ma il vento gelido e teso che soffia su questa dorsale mi fa cambiare programma. Le previsioni erano chiare e univoche, ma finora ero stato al riparo e speravo che restasse così. Proseguo perciò in salita su una stradina, diretto all'oratorio di San Bernardo, salvo poi scoprire che è raggiungibile anche da una scalinata, che però è un po' trascurata. Alla chiesetta lascio il sentiero che sale a Montallegro e prendo invece a destra, restando grossomodo in quota. Da qui fino al bivio per la Madonnetta non si pone più il problema dei segnali carenti, perché basta seguire i segnavia del Sentiero Liguria, questi sì frequenti e visibili. Attraverso un'ampia zona di fasce a oliveto, variamente tenute, inizialmente sopra la strada percorsa per arrivare a Sant'Ambrogio. In un tratto in cui passo per una cementata, che conduce a delle case, mi trovo in mezzo al traffico delle commissioni del sabato mattina. In queste case sparse tra le colline può essere molto intenso, perché la gente si sposta solo in auto e va su e giù ripetutamente, come ho già avuto modo di constatare in una varietà di posti. In una casa, i cui proprietari sono assenti, un cagnetto nero mi segue lungo tutto il perimetro e mi abbaia furiosamente contro, con la bava alla bocca; parte con i latrati già da prima che arrivi e continua poi ancora, dopo che mi sono allontanato. Tra tante case curate, ce n'è anche qualcuna in stato di abbandono, sommersa dalla vegetazione. Attraverso quindi una zona di fasce abbandonate da lungo tempo e già parzialmente tornate alla macchia mediterranea. Ritrovo poi di nuovo una zona in buono stato, dove un italiano barbuto e un africano stanno lavorando tra gli ulivi. In un tratto di macchia, sul fondo del sentiero noto parecchi corbezzoli maturi, probabilmente gli ultimi, fatti cadere dalla pioggia e dal vento. Scruto ripetutamente in alto sui rami, ma non ne trovo nessuno a portata di mano.
Ad un certo punto, il sentiero supera una dorsale e svolta in una zona ombrosa, dove il sole è già scomparso dietro al dosso o forse non è mai arrivato. Questa era tenuta a castagneto da frutto; alcuni esemplari monumentali sono ancora in piedi. Il castagno è un albero della collina, ma qui non siamo a neanche 300 m di quota, più o meno come casa mia a Torino. Tuttavia il fresco microclima di questa zona ombrosa ne permette la coltivazione anche così in basso e così vicino al mare. L'aspetto interessante è che da qui si vedono le fasce a oliveto a monte di Semorile, che sono a quota maggiore anche se l'ulivo è una pianta mediterranea. Si assiste perciò a un fenomeno di inversione altitudinale, in cui alberi che amano il fresco stanno più in basso di alberi che hanno invece bisogno del caldo. I repentini cambiamenti di microclima dei versanti montani stupiscono sempre una persona abituata a vivere nell'uniformità della pianura. E a conferma, non appena torno al sole, mi trovo nuovamente in mezzo a fasce di ulivi (abbandonate). Ancora un breve traverso e sono alla cappella di Santa Maria Maddalena, una bella chiesa isolata nel bosco.
Il nome della località è Sexi, che deriva dal termine dialettale per salici (non manca molto al torrente). Questo mi sembra il luogo adatto alla pausa che avevo in programma da Sant'Ambrogio, per cui scarico lo zaino dalle spalle e mi accomodo sul muretto, dopo aver aggiunto uno strato al mio abbigliamento. Mangio la focaccia con le cipolle che mi porto appresso da Principe e un po' di frutta, oltre a bere la tisana calda dal termos. Nel frattempo il sole è girato e ha illuminato la facciata, cosicché posso fotografarla, dopo aver tolto zaino e bastoncini dalla visuale. Vado poi a fare un giro alla porta laterale della chiesa. In bella vista sul gradino della porta ci sono le feci di un animale che ha così marcato il territorio, probabilmente una volpe. Appeso c'è invece un foglio che implora i partecipanti alla festa annuale di non invadere il piccolo piazzale con le moto, perché una navetta provvederà a trasportarli da Sant'Ambrogio. L'importante è che a nessuno venga in mente di arrivarci a piedi (vedi homepage del sito).

Il sentiero prosegue poi in traverso e costeggia delle case abbandonate, che però sono ancora frequentate. In una di queste, con mura e soffitto crepati e pavimento eroso dai tarli, c'è un recente contatore elettronico della luce. Dentro il soggiorno, un messaggio su una lavagna chiede ai visitatori di non aprire le finestre, presumo per contenere i danni delle intemperie. Poco oltre, in uno stretto passaggio tra il monte e una casa, un muretto a secco è franato, ostruendo parzialmente il sentiero. Prima o poi anche il muro della casa crollerà e gli escursionisti dovranno ravanare nel bosco e arrampicarsi sui muri a secco per aggirare l'ostacolo. Il sentiero prende poi a scendere decisamente verso il torrente. Un cacciatore spara mentre mi sto approssimando alla sua zona (non ha sparato finora né sparerà successivamente). Gli lancio un urlo di risposta. Episodi del genere mi sono già capitati; penso che lo facciano per marcare il territorio e far capire che la mia presenza è percepita come un'invasione di campo. In questa zona comincio anche sentire il ronzio del viadotto dell'autostrada, che sovrasta Zoagli.
I vari rii, superati su piccoli ponti in cemento, sono tutti secchi, con al massimo qualche pozza. Pensare che servivano a fornire forza motrice a mulini posti tra qui e il capoluogo. Oggi non potrebbero più funzionare. A monte del torrente ci sono dei campi dove sono in corso dei lavori di ripristino dei terrazzamenti. Sono ormai a Semorile, delizioso borgo, dove c'è il terzo e per me ultimo campanile. Sento delle persone chiacchierare, ma non vedo nessuno. Incontro poi tre trentenni che stanno percorrendo il giro in verso opposto. Li indirizzo nella direzione giusta, visto che hanno perso il bivio, e spiego loro che devono seguire le indicazioni del Sentiero Liguria. Da qui potrei raggiungere direttamente il crinale per la mulattiera diretta al passo dell'Anchetta. È un pregevole manufatto, che si è ben conservato, anche se ormai è venuta meno la sua ragion d'essere, perché la maggior parte dei terrazzamenti attraversati è abbandonata e il passo è raggiunto da una carrozzabile proveniente dall'entroterra.
Io proseguo invece lungo la rotabile per Zoagli, che passa sul versante in ombra. Noto che l'asfalto presenta macchie di umido e che, a monte della strada, sgorgano due sorgenti nel bosco. Un po' deve essere effettivamente piovuto. Sulla dorsale successiva stanno costruendo ex-novo delle villette vista mare, che da questa zona è notevole. In verso opposto, passa a piedi un gruppo di famiglie con figli, che dai discorsi sembra essere appena partito. Lascio la strada in favore della pedonale via dei Frantoi, che attraversa il borgo di Cerisola. Se fossimo in Piemonte, sarei sicuro che questo nome deriva dalle coltivazioni di ciliegie, che nel passato qui erano diffuse. Finora tutti i terrazzamenti che ho visto erano a oliveto, ma questa dev'essere una scelta relativamente recente, di poco prima dell'abbandono, perché una volta qui erano assai importanti anche gli alberi da frutto, fichi in particolare, ma anche ciliegi. D'altronde la monocoltura a olivo è tipica dell'imperiese, mentre a Levante le produzioni sono sempre state più diversificate. Tuttavia il termine dialettale per ciliegio qui è tutt'altro, quindi forse sono fuori strada.
Finito il paese, la pedonale prosegue come sentiero nel bosco. Ad un certo punto c'è un bivio e la traccia da prendere porta un cartello con un nome di via, come quelli delle strade cittadine: infatti alla lunga diventerà una strada costeggiata da case. Certo nel bosco la cosa appare un po' balzana. Il sentiero prosegue così molto lungamente in quota, superando varie dorsali e impluvi e attraversando molti ambienti diversi, dal bosco alle coltivazioni fino alle abitazioni. Qua e là si aprono magnifiche viste sul Promontorio di Portofino e il mare.
Quando sono quasi sicuro di avere perso il bivio per la creuza che sale alla Madonnetta, finisco su una scalinata che porta proprio il nome di Via al Santuario della Madonnetta. Noto che, anche se la creuza continua in basso, la numerazione dei civici parte da qui, per cui questo incrocio era così importante da far cambiare il nome alla strada. Lascio perciò i Cinque Campanili e il Liguria e mi inerpico per la ripida scalinata, dapprima tra case, di cui una in costruzione. È poi la volta delle fasce, le più vicine al paese ancora tenute, mentre le più alte a vari gradi di naturalizzazione. Ad un certo punto c'è un pilone votivo a cui sono affisse delle targhe devozionali. Ho come l'impressione che fosse al limite della zona coltivata, anche perché spesso erano posti in luoghi significativi; tuttavia l'abbandono ha reso questi vecchi confini impercettibili. Sono infatti ormai in mezzo alla macchia, sempre alla ricerca di qualche corbezzolo a portata di mano, che qui finalmente trovo. Nel proseguimento, dove la scalinata diventa mulattiera, si vede la cura con cui era stata costruita e bordata di muri a secco, perché chiaramente era molto forte il legame dei paesani con la chiesa. Incrocio una coppia di sessantenni con una cagna nera, che porta in bocca un bastone. Sono abbastanza intabarrati, mentre io, nello sforzo della salita, sono vestito leggero. Tuttavia sento bene che il vento sta salendo d'intensità e temo proprio che alla chiesa sarà sferzante. Supero un appostamento per la caccia al colombaccio, curiosamente posto a fianco del sentiero, e, con un ultimo strappo di una salita sempre ripida, sono al santuario.

Sul sagrato trovo due rudi liguri di poche parole, che stanno coperti e raggomitolati per proteggersi dal vento, mentre mangiano. Li imito. Per fortuna il guscio anti-vento fa il suo lavoro e non patisco troppo. Una folata è così forte da suscitare i commenti dei due. Non mi fermo tanto, un po' per il freddo, un po' perché voglio arrivare a Montallegro prima del tramonto, per godermelo dalla lecceta secolare e dal santuario. Proseguo perciò in salita, ora moderata, attraverso il bosco. La mulattiera continua a essere lastricata. Poco prima di arrivare al colle, sbuco in una radura solatia, con magnifico panorama sul mare. Vi arrivano una teleferica dal mare e dall'interno una strada, che porta a un piccolo ristorante. Non noto il palo segnalatore, ma dopo un po' di giri e una consultazione della carta, capisco lo stesso che per imboccare il sentiero dei due quadrati vuoti devo seguire la strada asfaltata verso ovest, fino al passo d'Anchetta, dove arriva anche la mulattiera da Semorile. Una scritta di vernice rossa su un rudere annuncia che manca un'ora e un quarto a Montallegro. Ottimo, vi arriverò esattamente all'ora desiderata. Intanto il vento è calato, ma l'aria è sempre fredda: per ora tengo addosso giacca e guanti.
Il sentiero segue pedissequamente il crinale, salvo mancare la cima di pochi metri. Nei pressi c'è un rudere. Mi chiedo a cosa servissero delle costruzioni sul crinale, dove c'è poca disponibilità di acqua, finché ad un certo punto mi accorgo che il versante marino in certe zone è terrazzato. L'agricoltura era così fiorente da aver occupato tutto il pendio, fino in cima. Del resto il Casalis definisce il comune di Zoagli «assai produttivo». Purtroppo il trattore non si adatta ai terrazzamenti, per cui oltre ai buoi ha mandato in pensione tutta l'agricoltura di questa zona, che non ha saputo o potuto convertirsi ai prodotti di nicchia, che le avrebbero garantito una sopravvivenza, come nelle Cinque Terre. La vegetazione che ha sostituito le coltivazioni è molto diversificata, con molte specie di alberi affiancate, grazie al clima di transizione che permette la sopravvivenza di essenze che abitano solitamente ambienti diversi. Gli alberi di crinale sono di portamento elegante e non contorti e stentati, come sul crinale appenninico. Probabilmente qui manca la peculiare instabilità meteorologica della linea di confine tra due climi diversi, che rende quello inospitale, e il solo vento non è sufficiente a piegarli.
Il tiepido sole mi motiva a togliere uno strato e i guanti. Persisto nella scelta anche quando il sentiero si sposta brevemente sul versante nord. I morbidi dossi della val Fontanabuona sono già parzialmente in ombra, per il sole che va abbassandosi. Credo che potrei scorgere il Ramaceto, a due passi, se sapessi riconoscerlo. Arrivo al bivio con il sentiero che sale da Sant'Ambrogio, dove comincia la passeggiata in piano che conduce al santuario, attraverso la lecceta secolare. Alcuni alberi sono davvero imponenti. Purtroppo le loro folte chiome sono molto ombrose e mi accorgo perciò che qui arriva solo marginalmente la bella luce del tramonto su cui contavo. Farò qualche tentativo di foto, ma senza troppa convinzione. Sarò più fortunato in un passaggio successivo. In direzione opposta arrivano alla spicciolata numerosi escursionisti.
Al bar del pellegrino prendo un caffè e dal dehors faccio qualche foto al santuario, ascoltando perplesso i commenti di un trentenne a cui il posto ricorda Montecarlo. Vado a godermi le ultime luci dal sagrato, tra sparuti turisti. Fotografo soprattutto la bella facciata, che, come si può intuire dallo stile neogotico, è di fine Ottocento. Il santuario è un po' più antico, costruito in seguito a un'apparizione mariana del XVI secolo. Non riesco a visitare l'interno, perché è in corso la messa prefestiva, ma me lo ricordo come poco attraente. Montallegro può essere raggiunta anche in auto o in funivia da Rapallo. C'è poi un ascensore che permette di evitare la scalinata finale, ma un cartello avvisa i devoti pellegrini motorizzati che è riservato ad anziani e disabili, e loro possono tranquillamente salire almeno due gradini a piedi. Io che sono di religione escursionistica faccio una certa fatica ad comprendere il gusto di chi vuole andare in paradiso sul sedile di una Porsche, come in un film dei Monty Python, ma mi rendo conto di praticare una fede obsoleta, come avevo già constatato alla Maddalena.
Quando il sole è scomparso dietro il promontorio, rimetto lo zaino in spalla e mi avvio lungo l'ampia stradina lastricata del XVII secolo, che scende tra i lecci. Non so quanto mi possa fidare della percezione dei colori sotto un bosco al crepuscolo, ma le pietre del fondo mi sembrano azzurrine. Visto le le rocce ofiolitiche finiscono dalle parti di Punta Martin, immagino siano di un tipo di calcare di quel colore. Non faccio più particolare attenzione ai dettagli, perché ormai il mio cervello è sommerso dal flusso di endorfine, generate dalla soddisfazione per la bella gita. Mi fermo solo a una nicchia votiva e poi di fronte a una cancellata che chiude un oliveto, per una foto a Rapallo, baciato da una luce crepuscolare da presepe. Raggiungo le prime case e poi una chiesetta, a valle di cui c'è una creuza buia, ma l'ultimo chiarore e il riverbero dei lampioni della costa mi dispensano dall'estrarre la pila dallo zaino. Non resta che cercare una focacceria dove fare scorta per l'inverno continentale.

Galleria fotografica

Zoagli
Zoagli
Zoagli
Zoagli
Zoagli
Zoagli
San Pantaleo
San Pantaleo
Sant
Sant'Ambrogio

Il platano di Sant
Il platano di Sant'Ambrogio
I lecci di Sant
I lecci di Sant'Ambrogio
Sant
Sant'Ambrogio
Santa Maria Maddalena
Santa Maria Maddalena
Sexi
Sexi
Semorile
Semorile
Mulattiera Semorile-Anchetta
Mulattiera Semorile-Anchetta
Zoagli
Zoagli
Strada Vicinale Cassottana
Strada Vicinale Cassottana
Santuario della Madonnetta
Santuario della Madonnetta
La passeggiata di Montallegro
La passeggiata di Montallegro
I lecci di Montallegro
I lecci di Montallegro
I lecci di Montallegro
I lecci di Montallegro
Montallegro
Montallegro
Ghiande di leccio
Ghiande di leccio
Montallegro
Montallegro
Montallegro
Montallegro
Rapallo
Rapallo
Castello di Rapallo
Castello di Rapallo