In terre vicine

Diari di un escursionista tra le nuvole

[Gli italiani] certo vanno in montagna, ma solo per un picnic vicino all'auto
Iris Kürschner - Dieter Haas, GTA Grande Traversata delle Alpi, München 2013 (trad. R. Falco)
Molti [italiani] di quelli che incontro chiedono per prima cosa dove ci sia un buon ristorante, possibilmente «tipico»
Anacleto Verrecchia, Diario del Gran Paradiso, 1952
L'Italiano è pigro e odia le alte montagne
Jacob Burckhardt, Der Wanderer in der Schweiz, 1838-39
[Le montagne] sembrano mancare dei contrassegni tipici dell'italianità
Marco Armiero, Le montagne della patria, Torino 2013 (trad. F. Peri)
«Avete l'auto?» «No» «Ah, me dispiace»
Una nonna abruzzese all'uscita dell'asilo, vedendoci con zaino e scarponi
«Andiamo al mare» «Ma si va di là», indicando la statale
Un sacrestano tortonese, vedendoci con zaino e scarponi
«Faranno santo anche lei!»
Un monaco domenicano della Ciociaria, poiché ero arrivato a piedi
«Vuoi la guida in italiano o inglese?»
Un monaco cistercense della Ciociaria, vedendomi con zaino e scarponi
«Pensavo che eri francese» «A me sembravi cinese»
Due pastori marocchini della Valle d'Aosta, vedendomi con zaino e scarponi
«Do you have something thin…»
Un ligure alla stazione di Riomaggiore, vedendomi con zaino e scarponi
«Ma siete italiani?»
Due albergatori cuneesi, mentre prenotavo i posti tappa della GTA
«Ah, ma siete italiani. E fate la GTA?»
Una vedova nera valsesiana, chiacchierando con il mio gruppetto
Plan Glacier e massiccio del Monte Bianco
Plan Glacier e massiccio del Monte Bianco

La mia passione è camminare, per ascoltare ciò che i luoghi hanno da raccontare.

Questo sito raccoglie i racconti e le foto di alcune escursioni che ho condotto negli ultimi tempi. Sto imparando a camminare senza badare ai tempi di percorrenza impiegati o ai dislivelli superati, ma cercando di guardarmi intorno con consapevolezza. Questo mi ha anche consentito di riuscire a scattare delle foto accettabili. Le immagini sono precedute da una descrizione del percorso scritta da me. L’intenzione non è quella di sostituirmi alle guide escursionistiche: non troverete affatto indicazioni di dislivelli, di tempi di percorrenza, di bivi o segnaletica, a meno che non siano funzionali all'ascolto di ciò che il territorio e il viaggio mi hanno raccontato. Per chi volesse ripetere il percorso, indico le eventuali guide che ho utilizzato. Lo scopo di questo sito è invece trasmettere uno dei possibili perché girare a piedi faticando, anziché standosene seduti comodi su un mezzo motorizzato.

Il Salto della Lepre da Punta dei Marmi

Visto il luogo in cui abito, nel fuoco dell'arco delle Alpi Occidentali, vado quasi sempre in montagna. Ma come si vede dalla foto a fianco, l'interesse è più ampio. A me piacciono i luoghi in cui l’uomo è solo uno degli agenti che modellano il paesaggio. Vivo in una zona in cui ogni millimetro quadro è segnato da attività umane, e non credo di essere il solo, se c’è chi ha proposto di chiamare Antropocene la nostra era geologica. Gli ambienti artificiali creati dall'uomo sono così pervasivi da essere diventati un importante fattore dell'evoluzione, per selezione non più tanto naturale. In Italia non esistono luoghi in cui l’uomo è completamente assente: pensate che durante la Prima Guerra Mondiale l’esercito austriaco si adattò a vivere dentro il ghiacciaio della Marmolada e oggi si può acquistare una bottiglia di minerale a 4000 metri. Ma esistono posti in cui l’uomo deve limitarsi a coabitare. Questi si trovano indifferentemente a tutte le quote. Non mi reco lì per svolgere attività fini a se stesse, che li sfruttano solo come sfondo, ma piuttosto per godere di quello che offrono: i panorami di un poggio, la luce dopo un temporale, il silenzio di una nevicata, il fischio del vento, i fugaci incontri con i selvatici, i colori e il profumo dei fiori, ma soprattutto i racconti orali e materiali che persone e luoghi sussurranno. Per quello che mi riguarda, il modo di andare non deve costringere a concentrarsi sull'aspetto tecnico, ma essere naturale, spontaneo, per permettere di concentrarsi sul posto visitato.
E poi c'è il fascino di scoprire vie antiche cadute in disuso. Con la motorizzazione, non sempre le nuove carrozzabili hanno cancellato le vecchie mulattiere, perché la via migliore per le automobili e i camion può essere ben diversa da quella adatta a pedoni e muli. Ad esempio, per chi va piedi conviene passare da una valle all'altra valicando un colle, mentre in auto è meglio scendere in pianura e risalire lungo i fondovalle. I vecchi percorsi non si sono perciò necessariamente estinti sotto l'asfalto o fra i rovi, ma in alcuni casi si sono conservati intatti come il celacanto e il nautilus. Percorrendoli, possiamo apprezzare il territorio con il ritmo dei nostri avi neanche tanto lontani: il paesaggio non sarà formato da isole separate da spostamenti in automobile, ma ad ogni passo lo sfoglieremo nelle sue pagine naturali e antropiche.

Giorgio, alpe Chiaromonte

I racconti sono una miscela di parole e immagini. I due registri sono diversi e complementari: non tutto ciò che attira l'attenzione dell'escursionista è rappresentabile efficacemente in una foto, né una buona foto può essere tradotta in parole altrettanto seducenti. Per questo non cerco di fotografare tutto quello che vedo e nemmeno tutto quello che mi piace, ma mi limito alle frasi che possono essere rese nel linguaggio proprio della fotografia. Qualunque fotografo alle prime armi ha imparato a proprie spese che una bella scena non diventa per forza una foto che rievoca le sensazioni dell'esperienza originaria. Non di rado mi è capitato di tornare da gite bellissime senza buone foto, sia perché il nostro sistema occhi-cervello e la macchina fotografica sono strumenti di acquisizione abbastanza diversi, ma anche perché l'aspetto visuale è solo una parte di un'escursione piacevole. Ad esempio, adoro camminare sotto una pioggia leggera, ma in quei momenti di solito il cielo è una poltiglia lattiginosa che rovina qualsiasi soggetto. Oppure, l'esperienza avvolgente di una foresta solo con opportune luci può essere convertita in una forte immagine bidimensionale. Per fortuna, invece, esperienze toccanti in genere mi aiutano a scrivere resoconti coinvolgenti. Per questo, la scelta delle gite incluse talvolta è condizionata dalla mia abilità di evocare le esperienze vissute con le immagini e le parole più che dall'interesse del percorso.
Come vederete, di solito mancano le foto delle persone. Non è perché ami andare da solo: anzi, lo faccio raramente, solo quando l'alternativa sarebbe starmene a casa a contare le auto sulla tangenziale. Non è solo questione di sicurezza, ma piuttosto la possibilità di imparare dal modo degli altri di vivere la natura. Infatti molto di quello che si legge in questo sito non è farina del mio sacco, ma nasce da quello che ho appreso grazie al confronto con i compagni di viaggio, oltre che da letture che mi hanno insegnato a leggere gli ambienti che attraverso.
Vedrete infatti che compaiono delle persone quando la loro presenza crea o sottolinea un'emozione legata all'esperienza.

Da Torino si può accedere ad un’infinità di ambienti, anche solo con gite di uno-due giorni: laghi, boschi, praterie, paesaggi glaciali, mare, colline. Come al circo Barnum, spero troviate tutti qualcosa di vostro gusto.

Ultime escursioni

 Sentiero A
Il sentiero A è come l'assolo di Paul Gonsalves al concerto di Newport
 Terre d'Aleramo
Ma dov’è ’sto posto? Le colline del Monferrato casalese sono una Terra Australis Incognita per l’alpinista medio: magari è venuto da queste parti per abbuffarsi di agnolotti al sugo d’arrosto e ubriacarsi di Ruchè insieme agli Alpini, ma non sa che qui si può anche camminare. Non ci sono cime svettanti da conquistare: si cammina quasi sempre in piano e solo ogni tanto si valica qualche collinetta. Con traccia GPS
 Sentiero dei Giganti
Il paesaggio in compenso è dantesco, o da sublime di Burke se preferite, di guglie gotiche e forre oscure. Al proposito, Quintino Sella, nella relazione della prima salita al Monviso, si rammaricava che il Sommo Poeta non avesse potuto trarre ispirazione che dalle «microscopiche accidentalità» degli Appennini, ma ambienti come questo mostrano chiaramente che non serve salire sopra il limite delle nevi perenni, per sperimentare i «sublimi orrori delle Alpi» (qui non siamo neanche a quota 1000).

Ultime cronoescursioni

Il bosco d'inverno
Inverno 2019
Luci
Il risultato sfugge ai recettori biologici dei suoi artefici, ma non a quelli elettronici delle macchine da essi create
Diario del Lago Piccolo di Avigliana
I lombrichi hanno comunque apprezzato questo regalo genovese e sono usciti allo scoperto

Dall'archivio delle escursioni

 Giro dell'Argentera
È un giro di alta montagna: solo il primo giorno per un'ora e mezza si cammina in mezzo al bosco, dopodiché gli ambienti più comuni sono i macereti e le pietraie di alta quota, anche se non mancano le praterie fiorite. Montagne in larga misura austere ed affascinanti
 L'entroterra di Celle
L’ambiente attraversato alterna zone di macchia ad altre di bosco più strutturato di castagni e ornielli, in entrambi i casi senza grandi alberi, probabilmente vegetazioni di transizione, dopo il passaggio del fuoco, molto frequente sulle alture dell’entroterra (basta salire alla non lontana Madonna della Guardia di Varazze per un esempio recente)
 Lago di Vercoche
L'aspetto più affascinante del lago è però il colore. In ogni foto che ho scattato è lievemente diverso, tonalità di verde e blu di cui vorrei avere i nomi per descriverle, ammesso che esistano. Per fortuna ci sono le foto

Dall'archivio delle cronoescursioni

Dittici alla Clint Eastwood
Diceva Sergio Leone che Clint Eastwood aveva due espressioni: con cappello e senza cappello
Piani del Nivolet
«Dal colle mi attrae il panorama e i camosci che passeggiano sulla neve vicino al Savoia e verso il Lago Nero: sembrano piccole formiche in un deserto, tanto è vasto l'altipiano del Nivolet»
Bei Mondschein
Visioni notturne ispirate al dipinto Küste bei Mondschein (Costa al chiaro di luna) del pittore romantico tedesco Caspar David Friederich