In terre vicine

Resoconti di un escursionista distratto

[Gli italiani] certo vanno in montagna, ma solo per un picnic vicino all'auto
Iris Kürschner - Dieter Haas, GTA Grande Traversata delle Alpi, München 2013 (trad. R. Falco)
«Vuoi la guida in italiano o inglese?»
Un monaco cistercense della Ciociaria, vedendomi con zaino e scarponi
«Pensavo che eri francese»
Un pastore marocchino della Valle d'Aosta, vedendomi con zaino e scarponi
«Do you have something thin…»
Un ligure alla stazione di Riomaggiore, vedendomi con zaino e scarponi
«Ma siete italiani?»
Due albergatori cuneesi, mentre prenotavo i posti tappa della GTA
Carezze - Monte San Giorgio
Carezze - Monte San Giorgio

La mia passione è camminare, per ascoltare ciò che i luoghi hanno da raccontare.

Questo sito raccoglie i racconti e le foto di alcune escursioni che ho condotto negli ultimi tempi, da quando ho imparato a camminare senza badare ai tempi di percorrenza impiegati o ai dislivelli superati, ma cercando di guardarmi intorno con consapevolezza. Questo mi ha anche consentito di riuscire a scattare delle foto accettabili. Le immagini sono precedute da una descrizione del percorso scritta da me. L’intenzione non è quella di sostituirmi alle guide escursionistiche. Anzi, non troverete affatto indicazioni di dislivelli, di tempi di percorrenza, di bivi o segnaletica, a meno che non siano funzionali all'ascolto di ciò che il territorio e il viaggio mi hanno raccontantato. Per chi volesse ripetere il percorso, indico le eventuali guide che ho utilizzato. Lo scopo di questo sito è invece trasmettere uno dei possibili perché girare a piedi faticando, anziché standosene seduti comodi su un mezzo motorizzato.
Il Salto della Lepre da Punta dei MarmiVisto il luogo in cui abito, nel fuoco dell'arco delle Alpi Occidentali, vado quasi sempre in montagna. Ma come si vede dalla foto a fianco, l'interesse è più ampio. A me piacciono i luoghi in cui l’uomo è solo uno degli agenti che modellano il paesaggio. Vivo in una zona in cui ogni millimetro quadro è segnato da attività umane, e non credo di essere il solo, se c’è chi ha proposto di chiamare Antropocene la nostra era geologica. In Italia non esistono luoghi in cui l’uomo è completamente assente: pensate che durante la prima Guerra Mondiale l’esercito austriaco si adattò a vivere dentro il ghiacciaio della Marmolada e oggi si può acquistare una bottiglia di minerale a 4000 metri. Ma esistono posti in cui l’uomo deve limitarsi a coabitare. Questi si trovano indifferentemente a tutte le quote. Non mi reco lì per svolgere attività fini a se stesse, che li sfruttano solo come mezzo di divertimento, ma piuttosto per godere di quello che offrono: i panorami di un poggio, la luce dopo un temporale, il silenzio di una nevicata, il fischio del vento, i fugaci incontri con i selvatici, i colori e il profumo dei fiori, ma soprattutto i racconti orali e materiali che persone e luoghi sussurranno. Per quello che mi riguarda, il modo di andare non deve costringere a concentrarsi sull'aspetto tecnico, ma essere naturale, spontaneo, per permettere di concentrarsi sul posto.
E poi c'è il fascino di scoprire vie antiche cadute in disuso. Con la motorizzazione, non sempre le nuove carrozzabili hanno cancellato le vecchie mulattiere, perché la via migliore per le automobili e i camion può essere ben diversa da quella adatta a pedoni e muli. Ad esempio, per chi va piedi conviene passare da una valle all'altra valicando un colle, mentre in auto è meglio scendere in pianura e risalire. I vecchi percorsi non si sono perciò necessariamente estinti sotto l'asfalto o fra i rovi, ma in alcuni casi si sono conservati intatti come il celacanto e il nautilus. Percorrendoli, possiamo apprezzare il territorio con il ritmo dei nostri avi neanche tanto lontani: non scorreremo frettolosamente il paesaggio, pensando alla meta o concentrandoci sulla prossima curva, ma ad ogni passo lo sfoglieremo nelle sue pagine naturali e antropiche.

Verso Forcella MontanaiaI racconti sono una miscela di parole e immagini. I due registri sono diversi e complementari: non tutto ciò che attira l'attenzione dell'escursionista è rappresentabile efficacemente in una foto, né una buona foto può essere tradotta in parole altrettanto seducenti. Per questo non cerco di fotografare tutto quello che vedo e nemmeno tutto quello che mi piace, ma mi limito alle frasi che possono essere rese nel linguaggio proprio della fotografia. Qualunque fotografo alle prime armi ha imparato a proprie spese che una bella scena non diventa per forza una foto che rievoca le sensazioni dell'esperienza originaria. Non di rado mi è capitato di tornare da gite bellissime senza buone foto, sia perché il nostro sistema occhi-cervello e la macchina fotografica sono strumenti di acquisizione abbastanza diversi, ma anche perché l'aspetto visuale è solo una parte di un'escursione piacevole. Ad esempio, adoro camminare sotto una pioggia leggera, ma in quei momenti di solito il cielo è una poltiglia lattiginosa che rovina qualsiasi soggetto. Oppure, l'esperienza avvolgente di una foresta solo con opportune luci può essere convertita in una forte immagine bidimensionale. Per fortuna, invece, esperienze toccanti in genere mi aiutano a scrivere resoconti coinvolgenti. Per questo, la scelta delle gite incluse talvolta è condizionata dalla mia abilità di evocare le esperienze vissute con le immagini e le parole più che dall'interesse del percorso.
Come vederete, di solito mancano le foto delle persone. Non è perché ami andare da solo: anzi, lo faccio raramente, solo quando i miei progetti sono talmente folli che non me la sento di coinvolgere qualche innocente. Non è solo questione di sicurezza, ma piuttosto la possibilità di imparare dal modo degli altri di vivere la natura. Infatti molto di quello che si legge in questo sito non è farina del mio sacco, ma nasce da quello che ho appreso grazie al confronto con i compagni di viaggio.
Vedrete infatti che compaiono delle persone quando la loro presenza crea o sottolinea un'emozione legata all'esperienza.

Da Torino si può accedere ad un’infinità di ambienti, anche solo con gite di uno-due giorni: laghi, boschi, praterie, paesaggi glaciali, mare, colline. Come al circo Barnum, spero troviate tutti qualcosa di vostro gusto.

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Alta Via 2 Naturalistica della Valle d'Aosta

Porgendomi il panino, con i suoi soliti modi ricercati e sarcastici, l'albergatore mostra di avermi preso a cuore. Sono tra i pochissimi connazionali che vede camminare nella sua magnifica terra, senza sapersi spiegare il perché di tale assenza. Forse mi considera una specie rara da proteggere, come gli stambecchi del parco.

«Dal colle mi attrare il panorama e i camosci che passeggiano sulla neve vicino al Savoia e verso il Lago Nero: sembrano piccole formiche in un deserto, tanto è vasto l'altipiano del Nivolet.»

Piani del Nivolet
Il Grande Est del Devero

Sulla veranda della pensione, dove ci togliamo le coperture fradice e gli scarponi infangati, un signore in tenuta da città si dice incerto se voler salire il Cervandone, un tremila alpinistico, che secondo Crosa Lenz richiede esperienza, capacità di orientamento, allenamento e attrezzatura adeguata, oppure se seguire il nostro tranquillo sentiero. Non ha neppure la cartina. Quello di noi che oggi la consultava senza mai riuscire a capire dov'era e a trovare i luoghi attraversati, gli dà indicazioni premurose su dove andare.

«Vi faccio il caffè!» ci urla da lontano, insieme ad altre parole rubate dal vento.

Vi faccio il caffè
Monte Vailet

Chiedo se mi possono dare una cena. «Vuole una pasta o delle cosette buone che faccio io?» mi chiede la signora. Senza neanche riflettere opto per le seconde e ceno senza sapere cosa mi attende alla portata successiva, ma senza il rischio di delusioni. Intanto una flautista francese accompagna il mio pasto con la Syrinx di Debussy e altri brani. Nel frattempo ho preso a sentire così freddo da aver bisogno del pile: che gioia!

È un ingombrante maschio alfa di nome Sushi, dalla passione di mio fratello e mia cognata per i ristoranti giapponesi, sempre più pigro e viziato a mano a mano che passa il tempo.

Un anno di gatto



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Sergio Chiappino

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