Anello del Monte Saccarello

Valle Argentina

16 novembre


Terra brigasca
Terra brigasca

Diario di viaggio

Questo lungo giro ad anello (7 ore) consente di godere di ambienti molto vari, panorami sconfinati che si estendono fino al mare e, d'estate, incontri con una strana fauna che non alza le chiappe dall'auto neanche per andare a 2000 metri.
Si parte indifferentemente da Verdeggia o da Realdo, frazioni di Triora. Prima ancora di partire a piedi vale la pena di fermarsi in un paio di posti singolari. Il primo è l'altissimo ponte sulla valle che si incontra poco dopo Triora, da dove si vedono in basso il vecchio ponte della Mauta, in alto le pareti bianche di calcare che precipitano sul torrente. Il secondo è la vista della rupe su cui sorge Realdo: a un paio di chilometri dal paese, ci si trova di fronte alla case sospese sul torrente che scorre davanti ad esse, un centinaio di metri più in basso; dietro si vede la barriera del Saccarello. Verdeggia si trova invece un poco più a monte, in una conca ai piedi della ripida parete sud della montagna.

A Verdeggia bisogna risalire la borgata per imboccare il sentiero per Realdo, che rimane più alto della strada che unisce le due frazioni, sempre nel bosco fitto, per poi ricongiungersi ad essa a pochi metri da Realdo. Di fronte al ristoro si imbocca la mulattiera che, lasciate le ultime case del paese, sale ripida in un bosco misto con direzione Sant'Antonio, una chiesetta settecentesca in pietra.
Da qui la pendenza si fa nettamente più moderata mentre si prosegue per il passo di Collardente, al confine con la Val Roya. Una volta questo doveva essere un percorso molto importante, perché Realdo e Verdeggia facevano parte del comune di Briga e questa era quindi la principale via di comunicazione con il capoluogo, almeno prima della costruzione delle rotabili militari. Questo ruolo è rispecchiato nella cura con cui il sentiero è tracciato e nel fondo regolare. Qua e là si notano tratti selciati con pietre lisce e scivolose, che in genere denunciano l'uso di slitte per il trasporto. L'ambiente è piacevole: dal bosco misto si passa a una prevalenza di pini silvestri, tra le cui fronde si riesce a scorgere il paesaggio circostante. A mano a mano che si sale si fatto più frequenti i larici, che in questo periodo hanno perso buona parte degli aghi.
Al colle tra i larici si cominciano a intravedere le montagne della Valle Roya, che sono imbiancate dalle abbondanti precipitazioni cadute la settimana scorsa. Si prosegue per un breve tratto sulla rotabile, ma dopo un paio di tornanti (dal secondo si vede per la prima volta il mare) si ritrova il sentiero che sale nel lariceto. Gli aghi caduti ricoprono completamente il terreno e rendono difficile l'individuazione del tracciato, che per fortuna prosegue diritto. Quando finisce il bosco lo sguardo può abbracciare in un solo colpo tutti gli elementi del paesaggio, che prima apparivano a sprazzi. Di fronte (nord) c'è il torrione della vetta principale del Saccarello. A ovest c'è la Val Roya: in primo piano c'è un bosco misto di pini e larici, quindi ci sono le anse della valle (da più in alto si vede Briga) e sullo sfondo le cime imbiancate, coronate da una nube lenticolare e dalla luna piena. A sud i monti che digradano dolcemente verso il mare sullo sfondo. Nelle terse giornate autunnali non è difficile scorgere la Corsica, quando il frizzante vento di tramontana rende l'aria limpida e il cielo blu cobalto. A est si vedono dei salti di roccia accanto a cui si passerà in discesa.
Il sentiero sale a tornanti e poi aggira le zone scoscese sotto la cima con un lungo traverso da cui si vede l'inevitabile Monviso. Da qui in poi troviamo la neve, che ricopre abbondante i versanti ombrosi della montagna. Giungiamo così alla cresta che unisce il passo di Tanarello con la “cima”, che raggiungiamo. Uso le virgolette perché il Saccarello non ha una evidente vetta, ma una lunga cresta morbida e ondulata che finisce al passo di Garlenda, ai piedi del Frontè. Il punto più alto, il primo che si incontra, è un dolce panettone su cui è stato posto un cippo.

La cresta sommitale è di gran lunga il tratto meno esaltante della gita, per una serie di motivi. Innanzitutto ci sono gli impianti sciistici e la strada, che d'estate consente di salire in fuoristrada o in moto fin qui (per fortuna pare che i motorizzati si concentrino alla statua del Redentore). Inoltre il versante nord è un anonimo pendio, ben diverso dall'imponente parete sud, che nel tratto superiore è molto dirupata. Infine la cima non aggiunge molto al panorama di cui di godeva in salita. L'unico dettaglio in più è la vista dall'alto su Realdo e Verdeggia. L'aspetto più interessante è la vista sui dirupi a sud, a cui ogni tanto ci si affaccia; anche il pendio del Frontè mostra curiose formazioni sedimentarie, arcuate dalle spinte tettoniche. Si cammina così lungo la strada sommitale. Ad un colletto, dove troviamo un camoscio ad aspettarci, si può seguire una traccia sul più suggestivo versante sud, per poi ritornare sulla strada che va seguita fino al passo di Garlenda.
Qui si trova un sentiero che ridiscende in valle Argentina. Anche se non ha la cura di quello per il passo di Collardente, anche questo è ben più di una semplice traccia: è infatti scavato nel terreno, presumibilmente dai pastori che portavano qui le loro greggi in estate. Si scende su terreno aperto, con vista mare, in una conca che ripara dal vento del nord e rende l'aria decisamente tiepida per la stagione (si potrebbe stare in maglietta), per cui è consigliabile non percorrerlo in salita, specialmente in estate. Alla destra domina il paesaggio un salto di roccia con una parete verticale. Ad un certo punto, mentre il sentiero procede diritto (presumo verso il passo della mezzaluna, alla lunga), bisogna prendere una biforcazione sulla destra.
Si passa successivamente nel bosco e si arriva su una strada. Si prende a destra e al bivio successivo si scende a sinistra, ignorando la strada in piano che va a passare ai piedi della parete verticale. Poco dopo si trova un'indicazione per Verdeggia che va seguita. Rimanendo nel bosco si percorre un traverso da cui si può ammirare il bosco bicolore del pendio di fronte. Si attraversano due borgate diroccate, che dovevano essere abitate tutto l'anno, perché le zone circostanti sono terrazzate. Qui, dove il castagno non arriva, si coltivavano cereali resistenti alla quota, come la segale. da parecchio tempo il bosco di querce, oggi sfolgorante di colori autunnali, si è riappropriato di queste zone, ma i segni dell'antica colonizzazione sono ancora ben evidenti. Si riprende quindi a scendere e in breve si è a Verdeggia.

Galleria fotografica

Triora con Pietravecchia e Toraggio dal passo della Teglia
Triora con Pietravecchia e Toraggio dal passo della Teglia
Tramonto a Triora
Tramonto a Triora
Realdo
Realdo
Autunno con luna
Autunno con luna
I monti della Valle Roya
I monti della Valle Roya
Monti della Valle Roya con luna
Monti della Valle Roya con luna
Verso il Saccarello
Verso il Saccarello
Lariceto d
Lariceto d'autunno
La Valle Roya
La Valle Roya
Briga
Briga
Terra brigasca
Terra brigasca
Sulla neve sopra il passo di Tanarello
Sulla neve sopra il passo di Tanarello
La vetta del Saccarello
La vetta del Saccarello
Verdeggia e il mare
Verdeggia e il mare
Bosco bicolore
Bosco bicolore
Autunno brigasco
Autunno brigasco