Pizzo Marona

Val Pogallo

18 ottobre


La cappella-bivacco della Marona
La cappella-bivacco della Marona

Diario di viaggio

L'escursione sulla Marona, oltre ad offrire una gran vista sui laghi e infinite vette, porta su una delle cime selvagge e dirupate che cingono ad anello la Val Pogallo. Il percorso si divide in due parti ben distinte per pendenza e difficoltà: fino a Pian Cavallone è un tracciato comodo, a pendenza ridotta, adatto a tutti, mentre dopo diventa esposto e ripido.
Si parte dal parcheggio della Cappella Fina, poco sopra l'alpe Pala, nel territorio di Miazzina, dove si trova anche una fontana di acqua fresca. Il tracciato sale dolcemente, dapprima in un bosco fitto, che poi però si dirada e tra le betulle offre scorci sui laghi (si riconoscono anche quelli di Monate e Varese), sulle isole borromee e sulle colline lombarde. Salendo si vedono anche le montagne della Lombardia, che però sono difficili da distinguere perché appiattite dal controluce. In effetti l'illuminazione non è delle più favorevoli, perché il sole basso a sud-est crea un riflesso abbagliante sul lago.
Poco prima di Pian Cavallone si esce dal bosco su un'ampia cresta e si può godere anche della vista sul Val Pogallo e la val Grande: i Corni di Nibbio con le creste frastagliate, il massiccio Proman, l'alpe Prà. Lontano troneggia il Rosa. Vicino invece ci sono diversi sorbi dell'uccellatore, che con le loro bacche rosse danno un tocco di colore vivo tra una vegetazione ancora verde. Quest'anno, infatti, a causa del caldo prolungato la stagione è molto in ritardo. Due anni fa avevo percorso l'anello di Pogallo poco più avanti nella stagione e avevo trovato l'apoteosi dei colori autunnali, pur rimanendo molto più in basso. Ora invece si vede solo qualche faggio tingersi di bronzo. Da qui si vede anche bene la Marona. Non è una montagna “bella”, perché non ha il fascino delle piramidi di roccia, ma i suoi pendii erbosi ripidi le conferiscono comunque personalità.
Una breve salita e si giunge al vecchio rifugio di Pian Cavallone, distrutto dai tedeschi durante la guerra partigiana e mai più ricostruito. Il pianoro artificiale su cui sorge è davvero incantevole, con il prato verde e la fila di aceri. All'occhio inesperto sembra che questi alberi abbiano patito la siccità estiva, perché le foglie sono ancora verdi ma accartocciate e in parte cadute. In ogni caso, la foto del pianoro con il Rosa sullo sfondo è di quelle da tenere nei luoghi tristi per tirarsi su. la La vista sul lago è invece un po' chiusa dagli abeti.

Si prosegue in piano da dietro il rifugio e si raggiunge un colle su cui è stata costruita una cappella. Da qui il sentiero si fa più impegnativo, perché diventa stretto, esposto e tratti anche impervio. Si incontrano diverse brevi catene che a volte sono utili.
Con un traverso in piano si costeggiano le pendici de I Balmitt, una montagnola erbosa. Il pendio scende quasi verticale verso la Val Pogallo. Nei mattini autunnali questa zona è all'ombra, per cui quando fa freddo bisogna stare attenti al ghiaccio. Ne troviamo un po' in curiose formazioni a fili, che avevamo già visto salendo a Pian Cavallone, ma in un punto c'è anche una pericolosa lastra che copre una striscia del sentiero. In basso sulla sinistra compare il borgo di Cicogna, minuscolo e circondato da ripidi pendii boscosi ed erbosi. Il traverso termina alla Colla della Forcola, a cui si può arrivare anche con un sentiero molto più lungo che sale da Scareno.
Da questo punto in poi il tracciato si impenna tagliando a mezza costa gli scoscesi pendii orientali della Marona. In diversi punti bisogna salire tra le rocce, anche aiutandosi con le mani, ma non c'è nessun passaggio davvero impegnativo. In un impluvio il sentiero è ricoperto da una lastra di vetrato, ma per fortuna la si può facilmente aggirare dal basso. Più in alto si incontra la scala santa, un ripido tratto gradinato di una erta bellezza. Al culmine, un breve tratto pianeggiante di un costone consente di fare una sosta panoramica, anticipazione dello spettacolo della vetta. Poco oltre si trova il ponte del diavolo (anche detto passo del diavolo): è un sottile istmo che unisce la cima con l'anticima e su cui corre il sentiero. Non ho nessuna foto significativa da mostrare, ma posso assicurare che è spettacolare: una sottile striscia di roccia che scende verticale per alcuni metri su ambo i versanti. Si cammina sulla cresta, protetti da una catena, in piano per alcuni metri e poi per una ripida salita.

Ancora pochi minuti e si raggiunge la cappella-bivacco della Marona. È una costruzione molto essenziale, di sole pietre e cemento, al cui interno si trovano delle ossa di partigiani sconosciuti. È sempre aperta e c'è il posto per dormire, se si è dotati di sacco a pelo e materassino, ma non dev'essere molto accogliente, dato che tra il rosone privo di vetri e la porta chiusa solo da un cancello soffia un freddo vento. In ogni caso, a giudicare dal libro di vetta, non sono pochi quelli che dormono qui per godere del tramonto, dell'alba e della stellata. In effetti non dispiacerebbe neanche a me.
Il panorama è sconfinato. A ovest alcuni canaloni scoscesi portano verso la Val Pogallo, di cui si vedono Cicogna e l'Alpe Prà, più dietro il Proman e i Corni di Nibbio e lontani il Rosa e altri 4000. È piccolo e si confonde con le rocce, ma con un po' d'impegno si riesce a vedere il rifugio della Bocchetta di Campo, costruito su un colle dai versanti verticali. Il Pedum è quasi invisibile, non perché sia nascosto, ma perché da qui si presenta come un semplice dente di roccia ed è irriconoscibile per chi è abituato a vederlo da Caseracce o dal Proman. Dal lato opposto si riconoscono finalmente le due piramidi delle Grigne, ora ben illuminate dal sole. Ma naturalmente il signore del panorama e il Lago Maggiore, che sembra dirigersi verso di noi per poi separarsi in due rami a Verbania. Si distinguono anche i laghi di Monate e Varese, nonché un angolino del lago d'Orta.
Si può raggiungere la cima con una breve digressione lungo la cresta, mentre il sentiero prosegue restandovi poco sotto e puntando verso la vicina Zeda.

In discesa incrociamo una coppia giovane con accento anglosassone che sta risalendo la scala santa. Sono carichi come Messner quando ha attraversato il Polo senza supporto, con due zaini giganteschi e gonfi. Sono esausti: la ragazza china sotto il peso dello zaino appoggia le mani sugli scalini a monte e si spinge su facendo forza sulle braccia. Ne deduciamo che si fermeranno a dormire alla cappella, e che sono così stanchi perché arrivano da Cicogna, con l'intenzione di percorrere il sentiero Bove. Speriamo che sappiano quello che fanno, anche se qualche dubbio è lecito nutrirlo.
Ritorniamo a Pian Cavallone quando il sole comincia ad ingiallire e ci fermiamo a goderci il momento. Purtroppo nella maggior parte delle escursioni non si può essere in punti panoramici al tramonto, pena il ritorno alla luce delle frontali, ma oggi Pian Cavallone è abbastanza vicino all'auto.
Riprendiamo a scendere. Le nuvole sopra il lago si colorano di giallo, la foschia all'orizzonte di rosso, lontano le Grigne assumono una delicata tinta rosata. Al crepuscolo giungiamo ad una deserta cappella Fina.

Galleria fotografica

Le isole Borromee
Le isole Borromee
Sorbo dell
Sorbo dell'uccellatore
Sorbo montano
Sorbo montano
Pian Cavallone
Pian Cavallone
Fili d
Fili d'erba
La cappella-bivacco della Marona
La cappella-bivacco della Marona
La croce della Marona
La croce della Marona
La scala santa
La scala santa
Cicogna
Cicogna
Il lago Maggiore al tramonto da Pian Cavallone
Il lago Maggiore al tramonto da Pian Cavallone
Le Grigne al tramonto
Le Grigne al tramonto