Abbazia di San Pietro in Varatella

Monte Carmo di Loano

13 gennaio/26 dicembre


Pietra del gallo
Pietra del gallo

Diario di viaggio

L’abbazia di San Pietro in Varatella sorge sull’omonimo monte, lungo le pendici meridionali del Monte Carmo, vicino al Monte Ravinet, a cui è collegato da un istmo.
Le origini risalgono al secolo VIII, anche se una tradizione medievale vuole che San Pietro, fuggito da Antiochia, prima di recarsi a Roma si fermò in questo luogo e vi trovò le condizioni ideali per la preghiera e la meditazione. Carlo Magno la dotò di vasti terreni e i monaci benedettini provvidero a renderli idonei alla coltivazione, anche grazie ai dotti che avevano accesso ai trattati romani sull'agricoltura. Nel Duecento, per contrasti con il vescovo di Albenga, il complesso passò ai cistercensi, che però nel Quattrocento lo abbandonarono per trasferirsi in un luogo più comodo (la stessa cosa è successa in Val di Susa all'abbazia di Montebenedetto).
Oggi le costruzioni rimanenti sono state ristrutturate da volontari, che hanno anche creato degli ambienti per ospitare chi vuole passare la notte qui.
Vi si può salire da quattro parti, ma è quella che sale da Boissano la via più logica, perché segue l’antica mulattiera per l’abbazia. Altri due sentieri arrivano da Toirano e dalle grotte e si ricongiungono a questo nei pressi del castellaro; particolarmente suggestivo il secondo, che risale un vallone chiuso da verticali pareti di calcare, aggrappati a cui non è raro vedere dei rocciatori. Una via molto spettacolare è quella che parte da Case Peglia e taglia le pendici meridionali del Monte Ravinet. Infine, per chi non cammina molto, c’è la possibilità di arrivare dal Giogo di Toirano lungo una stradina/sentiero con poca salita.

Il primo tratto di salita è quello in cui la mulattiera è conservata meglio. È formata da pietre bianche infisse nel terreno da cui spunta il lato breve del sasso. Sono abbastanza scivolose.
Accanto alla mulattiera si vedono varie costruzioni. La prima, alla fine di Boissano, è la stalla dove sono talvolta ricoverati i cavalli un po' smunti che pascolano bradi sul Monte Carmo. Oggi, primo giorno di sole dopo alcuni di pioggia, la stalla è vuota, ma gli escrementi freschi segnalano che i cavalli sono probabilmente usciti al mattino presto. Non è raro incrociarli mentre cercano disperatamente un po' di erba o di foglie tenere. Poi, dopo i miseri resti di una chiesa altomedievale dedicata a San Paolo, sulla destra del sentiero si vede il primo di una serie di curiosi edifici che fungevano da casa e base per i pastori locali. Si vede che hanno tutti la medesima architettura: un piccolo cortile all'ingresso e poi grandi sale molto buie distribuite su due piani. Oggi sono usati come ricovero per gli animali.
Dopo un primo tratto tra la macchia mediterranea si entra in un rado bosco di querce e frassini che in inverno, la stagione più adatta per questa gita, non chiudono la vista sul mare. Al termine del bosco c'è l'ottocentesca chiesa di San Pietrino, un edificio non particolarmente mirabile ma in un bel posto.

Da San Pietrino ci sono due possibili vie di accesso: la mulattiera storica e il sentiero panoramico.
Se si segue la prima, un breve tratto in piano conduce a un promontorio roccioso detto castellaro, dove confluiscono i sentieri provenienti da Toirano e dalle grotte. Per la verità, la mulattiera storica corre un po' sopra, ma è stat abbandonata. Gli archeologi ritengono che i luoghi con questo nome fossero dei siti delle popolazioni preromaniche. Un occhio profano qui non vede un granché, ma vale senz'altro la pena di lasciare il sentiero per andare a godersi il panorama sullo stretto vallone che sale dalle grotte di Toirano, ai cui fianchi si elevano delle bianche pareti verticali di calcare. Più lontano si vede anche il Galero con la cima imbiancata. Oggi, dopo alcuni giorni di pioggia intensa (sono caduti 45 mm ad Albenga e ben 150 al Melogno), si vede un torrente nell'incavo del vallone, proprio sotto il sentiero che porta a San Pietro. Salendo, lo sentiremo sgorgare dalla sua sorgente carsica poco sotto la mulattiera.
Attraversato il vallone delle grotte, il bosco scompare perché il terreno si fa più roccioso. Si sale allora tra rocce bianche e un po' d'erba sul pendio baciato dal sole. A dominare la visuale è il mare, che si fa sempre più largo a mano a mano che si sale. Sul momento quest'impressione è così forte che conservo il ricordo di un blu intenso che contende lo spazio al cielo, molto più vasto di quanto appaia poi nelle foto. Anche il panorama si fa più ampio: dalla cima si vede buona parte del golfo di Genova fino alla Toscana e, se non c'è foschia sul mare, anche la Corsica. Un'altra cosa che si apprezza molto è l'isolamento. Nonostante ci si trovi vicino all'antropizzata costa, qui non arrivano né i rumori né la puzza del traffico.
Lungo la salita, si trovano due croci di ferro. La prima è posta sopra un masso, che, secondo la leggenda, sarebbe quello su cui si trovava il gallo che cantò tre volte, quando Pietro tradì Gesù. La seconda è invece infissa in un parete di calcare più a monte.

Se invece si vuole arrivare per il sentiero panoramico, da San Pietrino si segue il sentiero segnato da una X rossa, una mulattiera del periodo napoleonico, che in qualche tratto è ancora ben conservata. Dopo un traverso, si arriva a dei prati con una casella usata dai cacciatori, dove la traccia si perde un po'. In cima alle radure c'è Casa Peglia, ormai quasi diroccata. Dai suoi dintorni, si trovano i pallini rossi che marcano il sentiero che porta a San Pietro. Il sentiero, specie all'inizio, è pochissimo tracciato e bisogna fare attenzione a non imboccare una delle tante tracce dei cavalli. Tuttavia i pallini rossi sono abbastanza frequenti e non è difficoltoso seguirli.
Il sentiero taglia le rocciose pendici del Ravinet, dove vive una colonia di daini, che è possibile incontrare, con un po' di fortuna. Lungo tutto il traverso, si ammira il cocuzzolo su cui sorgeva l'abbazia, mentre sullo sfondo corrono le dorsali blu delle valli di Albenga. Il sentiero termina nei pressi del tubo dell'acqua che corre lungo il sentiero che proviene dal Giogo di Toirano.

Normalmente la chiesa, unica vestigia dell'abbazia, peraltro ampiamente rimaneggiata in tempi recenti, è chiusa. Se però salgono i volontari che ne curano la manutenzione, si può fare un giro all'interno, con tanto di cicerone. Se si ha la faccia tosta, si può anche scroccare un caffè corretto con grappa.

Bibliografia

CAI Loano, La processione a San Pietro in Varatella,

Galleria fotografica

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L'antica strada che sale da Boissano
La costruzione rurale con volta a botte
La costruzione rurale con volta a botte
San Pietrino
San Pietrino
San Pietrino
San Pietrino
La mulattiera napoleonica
La mulattiera napoleonica
Al castellaro, ai piedi di San Pietro
Al castellaro, ai piedi di San Pietro
Pietra del gallo
Pietra del gallo
Pietra del gallo
Pietra del gallo
Il mare
Il mare
San Pietro dalle pendici del Ravinet
San Pietro dalle pendici del Ravinet
Picnic a San Pietro
Picnic a San Pietro
Le Alpi Liguri da San Pietro
Le Alpi Liguri da San Pietro
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L'abbazia di San Pietro in Varatella (o ai Monti)
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L'interno della chiesa
La “meridiana” di San Pietro
La “meridiana” di San Pietro