Vallone di San Grato

Valle del Lys

Ottobre


Benekoadi
Benekoadi

Diario di viaggio

La valle di Gressoney, la prima che si incontra salendo in Valle d’Aosta, era il posto preferito della regina Margherita, che qui si era fatta costruire un piccolo castello e una volta si fece trasportare con una portantina su una cima del Monte Rosa, dove oggi c'è un rifugio intitolato a lei.
Il vallone di San Grato si trova nella parte iniziale della valle. Nel tardo medioevo è stato colonizzato dai Walser, una popolazione proveniente dal Vallese. Essi sfruttarono quel periodo, in cui il clima era più caldo dell'attuale e lasciava i monti sgombri da neve per la maggior parte dell'anno, per insediarsi nelle parti alte dele valli, che agli italiani non interessavano. Crearono così una civiltà parallela, in cui non scendevano mai a valle a mischiarsi con gli italiani, ma erano in contatto con i Walser delle altre zone. Furono molto penalizzati dalla Piccola Era Glaciale, che interruppe le vie di comunicazione d'alta quota, generando tante piccole comunità isolate. I loro discendenti vivono tuttora nella valle del Lys, anche se pure loro hanno abbandonato le magre attività agricole di montagna. A Gressoney si parla ancora il Titsch, il loro dialetto. L'interesse della zona è architettonico: infatti le loro case, nella tradizione germanica, sono prevalentemente in legno, anziché in pietra come nella tradizione latina.
Il vallone di san Grato è una tipica valle sospesa generata dall'erosione glaciale: la lingua più piccola che lo ha scavato aveva una forza erosiva inferiore a quella che ha modellato la valle principale, per cui confluiva in essa a un livello superiore alla base. Quando i ghiacciai si sono ritirati, la valle quasi pianeggiante è rimasta in alto, mentre verso la valle principale è rimasta una ripida scarpata. I villaggi sono costruiti nella parte superiore della scarpata e nella valle glaciale.

Come sempre, la maggior parte degli escursionisti sale in auto fin dove si può, mentre conviene partire a piedi da Issime, o al più dalla grotta dell'Agonia, una piccola caverna trasformata in una cappella dedicata a Giuseppe e Maria. In caso contrario, si perderebbero alcuni interessanti mulattiere. Dalla grotta due tracciati salgono infatti a San Grato: uno ripida era riservato alle persone, mentre uno graduale serviva alle mucche. È un'usanza che si trova anche in altre zone Walser, come la val d'Otro in Valsesia.
L'imbocco del primo è segnalato da un cartello al tornante che gira intorno alla grotta. Segue integralmente un costone tra due rii, quasi fino a San Grato. È molto bello fino a Hubal, perché è costituito da gradini in pietra, dopodiché è un sentiero ripido. Nel primo tratto si vede anche tra la vegetazione una cascata del Walkchumbach. Quando sbuca sui prati a valle di San Grato si perde un po', ma a quel punto è impossibile sbagliare: basta risalirli tenendo a sinistra la poderale.
Non ci sono cartelli che segnalano la partenza della mulattiera delle mucche, ma la si individua facilmente poco a monte della grotta. È segnalata da bolli gialli e sale molto gradualmente, tagliando i tornanti. Per un paio di tratti è stata sostituita dalla strada asfaltata, che tocca seguire. Molto belle e ben conservate alcune case e un rascard a Benekoadi.

Entrambe le mulattiere portano, come detto, alla chiesa di San Grato, che si trova proprio sul margine della valle sospesa e a tratti è visibile fin dal basso. Ampio panorama sul lato della valle del Lys che si affaccia sul biellese, da Monte Mars verso nord. Per via della precoce nevicata ottobrina, le cime sono già imbiancate.
Da San Grato due sentieri conducono alla Madonna delle Nevi: il numero 1 sale un poco più in alto, mentre l'1C resta in quota e rimonta un dosso nel finale. Provo a seguire il primo, ma non è molto tracciato, per cui lo perdo quando il manto nevoso si fa continuo. Salgo su un dosso panoramico e da lì individuo il sentiero basso, che corre su un pendio solatio ed è perciò sgombro di neve. Ambo i sentieri procedono in un bosco misto di abeti e larici, che in autunno dà il meglio di sé. Da un certo punto in poi, più o meno dove c'è un ponticello su un rio, anche il sentiero basso finisce in una zona coperta di neve. Per fortuna nei giorni scorsi è passato uno che lo conosce a menadito e ha lasciato una traccia che mi fa da guida.
A causa della neve (ho portato le ghette ma ho lasciato a casa gli occhiali da sole), mi fermo alla Madonna delle Nevi. Da qui si può percorrere un piccolo anello: si sale ai Piccoli Laghi, quindi si percorre la traccia, recentemente segnata, che porta al colle Dondeuil, da cui si torna alla cappella. Dal colle nei giorni tersi si vede il Monte Bianco. Sicuramente lo farò, quando ritornerò qui in un giorno senza neve.

Dalla cappella esiste questa possibilità, per scendere: percorso il sentiero 1C fino quasi alla base del dosso, dal sopra il pianoro dell'alpe Reich si imbocca il sentiero 1F, che resta sull'inverso del vallone e va a confluire nella poderale evitando San Grato. Dalla poderale si può poi imboccare il sentiero 1 che scende a Hubal.
Se invece si preferisce visitare ancora San Grato, che è un ottimo posto per la merenda, panoramico e aprico, si segue il sentiero non percorso all'andata. Da San Grato si torna alla Grotta dell'Agonia nuovamente scegliendo un tragitto diverso da quello di salita.

Galleria fotografica

Valle del Lys
Valle del Lys
Benekoadi
Benekoadi
Rascard a Benekoadi
Rascard a Benekoadi
San Grato
San Grato
Sentiero 1C
Sentiero 1C
Baita lungo il sentiero 1
Baita lungo il sentiero 1
Pianoro del Reich
Pianoro del Reich
Madonna delle Nevi (Munes)
Madonna delle Nevi (Munes)
Munes (Muni)
Munes (Muni)

Baita
Baita
Tôifi
Tôifi
Ruassi
Ruassi
Chrdiz
Chrdiz
Hôlscher e Monte Mars
Hôlscher e Monte Mars
Hubal
Hubal
Rascard nel bosco
Rascard nel bosco