Giovo Ligure-Sassello

Foresta della Deiva

26 aprile


Essiccatoio per castagne
Essiccatoio per castagne

Diario di viaggio

Quando mi sveglio, il vento del mare addensa sul colle del Giovo una nebbia impenetrabile. Ogni superficie sottovento è zuppa, come se avesse piovuto di traverso. Dalle foglie degli alberi le folate fanno piovere goccioline di condensa, come dopo un temporale estivo. Ci sono persino delle pozzanghere a terra, ma stanotte non ho sentito piovere e la pressione atmosferica è rimasta alta. L'albergatrice mi dice che in questa stagione è normale che il mattino sia così; nel pomeriggio tornerà il sole. In effetti una cosa simile era capitata anche ieri e a Pasquetta, mentre salivo Punta Martin. Mi sembra che l'apporto idrico non sia trascurabile, nell'economia della natura. Secondo il Casalis è anche superiore all'apporto piovano. Avevo letto qualcosa di simile sul Promontorio di Portofino, ma, frequentandolo solo d'inverno, non l'avevo mai osservato di persona. L'aria è abbastanza mite, per cui decido che indosserò solo la maglietta e il guscio, per avere riparo dall'umidità, ma senza patire il caldo.
Da principio seguo una strada asfaltata, che sale tra casette sparse e alberi. Dei boscaioli stanno organizzando il lavoro e mi guardano non so se sorpresi o perplessi. Attraverso una zona dove sono già passati e hanno lasciato in piedi dei faggi alti e sottili. Cammino concentrato sui possibili soggetti fotografici. La strada prende quota con tornanti tagliati nel conglomerato e nei boschi misti. In salita sento subito caldo, ma prudentemente non mi libero del guscio. Rinuncio alla puntata al forte Lodrino Inferiore, perché trovo questi luoghi già abbastanza deprimenti anche con il cielo limpido. Poi con quest'atmosfera gotica ci sarebbe quasi da avere paura dei fantasmi, persino per uno scettico inveterato e insensibile. Mi ricordo ancora le scene spettrali sul Pizzo Ceresa in una giornata analoga, quando ci chiamavamo da un parte all'altra del forte senza vederci.
Proseguo su fondo naturale e quindi su sentiero, sempre nel bosco. Ricorderò sempre i tronchi dei faggi di un nero notturno, a cui fanno da contraltare le foglie novelle, di un verde lucente. Purtroppo manco l'occasione di immortalare con una foto questo poema di toni, così lontano dai cliché mediatici sulla primavera. Il sentiero rimane sempre non lontano dal crinale e in qualche punto sembra anche panoramico. Passa poi in una zona più aperta, di arbusti. Qui vedo volare via al mio arrivo un galliforme dalla cresta rossa e dalla schiena gialla, forse una femmina di fagiano di monte. Supero dei colletti ed entro nuovamente nel bosco. Poco sotto di me vedo un cucciolo di cinghiale, ancora con le striature gialle. Resto fermo un attimo, temendo che ci sia la madre nei paraggi, ma fortunatamente è solo.
Svalico una dorsale, descrivendo un tornante ed entro in un bosco di castagni cedui, tra cui distinguo un unico imponente esemplare da frutto. Vedo un altro cucciolo di cinghiale e sento un verso che mi sembra un insolito bramito di capriolo. Vedo quindi spuntare la sorgente del verso, un bracco nero che va in giro fiutando, seguito da un signore sulla cinquantina. Gli indico dov'è il cinghiale, tanto in questa stagione sono senza fucile, ma lui mi spiega che stanno cercando delle lepri, finora senza successo. Arriva a ruota un vecchio con baffi canuti e stivali verdi, che tiene in mano un corno per richiamare il bracco, peraltro senza particolare efficacia. Mi manca poco per giungere alla strada forestale della Deiva.

Sono ad un bivio. Entrambe le opzioni che ho mi porteranno a Sassello; ho già deciso di seguire il ramo di sinistra, perché fa un giro più lungo e mi consentirà una puntata a un essiccatoio per castagne restaurato.
Attraverso un bosco non molto fitto dove si alternano pini neri e querce, con qualche sorbo isolato. Al calare della quota, compariranno anche dei pini marittimi. Retrospettivamente, noterò che è pressoché assente il legno morto, che invece abbondava nella foresta del primo giorno. In compenso qui non ci sono zone disboscate. La pista si mantiene in alto rispetto al torrente e sarebbe panoramica, se ci fosse meno umidità. Già prima di entrare nella Deiva sono sceso sotto lo strato di nuvole, ma la foschia mi fa solo intuire che verso le colline dell'Alto Monferrato ci sia il sole. Arrivato al Bric Caghetta, dove c'è un primo bivio non segnalato per la cascina Lombrisa, fa brevemente la sua comparsa il sole: le nuvole si vanno infatti ritirando verso il mare e gli squarci di sereno sono sempre più convinti.
Al bivio per casa Giumenta, lascio il percorso principale e mi dirigo verso quello che era un vivaio di conifere per i rimboschimenti. Subito costeggio una geometrica piantumazione di pini neri, dove il suolo è stato scientificamente arato dai cinghiali. Il tratto successivo è panoramico sul dosso boscoso da cui provengo. Le nuvole roteano vorticosamente e giocano a nascondino con il sole; la luce zenitale è come di un mezzodì estivo con cappa d'afa e nuvole di calore. Alla casa ci sono un percorso didattico all'interno di un rimboschimento di abeti e un essiccatoio per castagne ristrutturato e accessibile. La struttura è formata da due piani. A terra c'è il focolare, oltre a del materiale edile e a una poesia a tema ingenuamente nostalgica. Sul graticciato del primo piano erano poste le castagne. Purtroppo la scala di accesso al piano alto è priva dell'ultimo piolo, per cui non mi fido a salirla. Una tecnica alternativa per evitare di far germinare o marcire i frutti era di lasciarli qualche giorno in acqua corrente e poi di farli asciugare al sole.
Mi fermo a pranzare a un tavolo di legno. Si alza intanto un forte vento rafficato. Per andare al castello Bellavista ho due possibilità: tornare indietro e continuare sulla pista forestale, oppure imboccare un sentiero da dietro l'essiccatoio. Consultata la carta e vista la zona, opto per la prima opzione, che mi offrirà una visuale più ampia. Guardando poi il panorama dall'alto, avrò l'impressione che il sentiero attraversi una zona più impervia e rocciosa, che potrebbe avere il suo fascino. Il castello è una turrita residenza signorile abbandonata, con tanto di fontana con putto, circondata da grandi alberi. Fu fatta costruire dall'on. avv. Bigliati, che acquistò la foresta nel 1874, quando il comune dovette venderla, per finanziare la costruzione della carrozzabile tramite cui ho raggiunto il paese. Un filo del telefono installato un po' approssimativamente e l'assenza di luci elettriche possono aiutare a stimare il periodo dell'abbandono.
Riprendo a scendere, supero il bivio del sentiero alternativo e di altri tracciati. La vista di Sassello tra gli alberi e un carpino nero mi suggeriscono che sono ormai tornato in basso. Il rientro alla civiltà non è annunciato dal solito puzzo di benzina combusta, ma dall'odore dolciastro di una fabbrica di amaretti, l'etnico anziché il globalizzato. Oltrepasso un'area didattica dove stanno giocando dei bambini, la sede della forestale e, fatti pochi passi sulla statale per Savona, sono tornato alla chiesa parrocchiale. Vado ad acquistare gli amaretti da un commesso gay. Mi scambia per straniero solo perché indosso degli scarponi (ma a questo ci sono abituato come a una crisi di governo) e poi si allarga. Concludo la permanenza con un corposo caffè in una tazzina di porcellana (la focaccia però era meglio ad Acqui).

Galleria fotografica

Rugiada
Rugiada
Via Lodrino
Via Lodrino

Foresta della Deiva
Foresta della Deiva
Essiccatoio per castagne
Essiccatoio per castagne
Essiccatoio per castagne
Essiccatoio per castagne
Foresta della Deiva
Foresta della Deiva
Foresta della Deiva
Foresta della Deiva
Castello Bellavista
Castello Bellavista
Castello Bellavista
Castello Bellavista
Sassello
Sassello

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Sergio Chiappino

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