Lago Scaffaiolo-Boscolungo

Libro Aperto

2 settembre


Calcio balilla
Calcio balilla

Diario di viaggio

Al mattino mi sveglio presto per fotografare l'aurora da questo luogo panoramico. La prima cosa che vedo, quando mi affaccio alla finestra, sono i muli venuti a pascolare l'erba attorno al rifugio. Saranno un ottimo soggetto. La mattina è un po' fosca, preludio a una giornata di nuvoloni, ma il posto è talmente bello che basta un accenno di luce dorata per un scatto memorabile.
Questa è una tappa di crinale, forse quella che più di tutte permette di viaggiare su questa dorsale che separa l'Emilia dalla Toscana, a volte morbida, a volte più acuta, raramente rocciosa. Una serie ininterrotta di dossi erbosi da valicare, fino al Libro Aperto, l'ultima e la maggiore asperità del giorno, che si vede fin dalla partenza sollevarsi dal resto dei rilievi.
La tappa può essere idealmente divisa in tre parti. Fino a Cima Tauffi si percorrono dossi erbosi morbidi. Poi i fianchi si fanno più ripidi. La tappa termina con una lunga discesa che ha il suo tratto più bello nella foresta demaniale di Boscolungo. Lungo tutto il percorso non si trova acqua, se non per una sorgente nella foresta, che peraltro a settembre era secca. Occorre quindi portarsi abbondante acqua e/o frutta, specie nelle giornate più calde e assolate.

La marcia riprende dal lago, la cui conca non è di origine glaciale, perché si è formata per l'alterazione chimica delle rocce. Superatolo, seguono delle conche simili ma asciutte, e poi si impegna il crinale. In questo primo tratto, come detto, la cresta è appena accennata. L'aria umida e fosca della Pianura Padana invia nubi che scavalcano la dorsale che devo percorrere. I prati sono un po' ingialliti dall'estate secca, ma dopo Cima Tauffi torneranno ad essere più verdi. La cima è preceduta da una rampa più erta, interrotta da molte anticime, che ogni volta tradiscono la promessa di essere l'ultima.
In cima, dove arriva una dorsale secondaria, anch'essa percorsa da un sentiero, mi concedo una pausa un po' più lunga. Tento di mangiare un pezzo della torta salata che ieri era rimasta nello zaino per via della pasta del Montanaro. Mi accorgo però che un giorno nel caldo dello zaino le ha donato un odore sospetto: la ripongo dopo averla appena assaggiata. Per oggi mi dovrò accontentare di un po' di parmigiano, prugne secche e una fetta di torta acquistata al rifugio. Meglio, stasera gusterò di più la cena. Le grevi nuvole hanno intanto avvolto la dorsale e celano il Libro Aperto.
Il primo tratto di discesa richiede circospezione e l'aiuto dei bastoncini, perché il fondo è un po' infido. Poi è un bel sentiero sui saliscendi dell'aguzza cresta erbosa. Le nuvole si sono fatte più basse quando incrocio una coppia pessimista che marcia avvolta dalla mantella per la pioggia. Lei me la predice, ma per fortuna come uccelli del malaugurio si riveleranno scarsi, perché le nuvole si alzeranno sempre più e comparirà anche il sole.
La traccia è esposta in maniera spettacolare su fianchi scoscesi sul versante toscano. Su quello emiliano ci sono dossi ricoperti di rosse piante di mirtillo. I frutti sono un po' acerbi, forse a causa della quota e dell'espsosizione, ma nei prossimi giorni avrò la possibilità di rifarmi abbondantemente. Durante la marcia disturbo numerosi uccellini intenti a pasteggiare. Sopra i prati volteggiano invece numerosi gheppi, che evidentemente li cacciano. Non ne ho mai visti così tanti assieme. Mi fermo ad ammirarne uno che tenta di restare fermo contro il vento che taglia la cresta. Non vedo cinghiali, ma una zona arata dal loro grugno ne denuncia il passaggio.
Prendendo quota verso la cima più alta della giornata, si coglie l'infilata della dorsale fino alla Cima Tauffi. L'ultimo strappo è ripido, dritto per il pendio, con rari accenni di tornanti. La GEA taglia fuori la cima del Libro Aperto, ma vale la pena di salirvi, per poi ricongiungersi per una evidente traccia sul versante ovest.

Ora la vista si apre verso la foresta e l'abitato dell'Abetone. In discesa trovo una famiglia di merenderos che sta tentando di salire e immancabilmente chiede quanto manca. Compaiono i primi faggi isolati e, dopo la Verginetta, si entra nella magnifica foresta di abeti bianchi, con qualche faggio, abete rosso e larice sparsi. Per comode piste ci si gode un'ora di foresta, più le pause per fare merenda e fotografare, naturalmente. Passa qualche persona di corsa.
L'ostello si trova proprio dove si sbuca sulla statale dell'Abetone, prima carrozzabile a varcare l'Appennino. Poco più sotto c'è la casa natale di Zeno Colò. Fuori stagione l'agglomerato di Boscolungo (chiamarlo paese mi sembra inappropriato) è davvero spettrale: palazzoni di imposte chiuse, esercizi commerciali sprangati, niente marciapiede lungo la statale. Semplicemente delle case lungo la strada, senza identità. Anche stasera sono l'unico ospite. Ceno insieme al gestore dell'ostello, che mi racconta dei gruppi più strani che ha avuto. La sera guardiamo una puntata di “Presa diretta” in TV insieme con un suo amico, una persona magrissima dalla fisionomia indiana (mi domando cosa ci faccia qui).

Galleria fotografica

Calcio balilla
Calcio balilla
Aurora dal rifugio Duca degli Abruzzi
Aurora dal rifugio Duca degli Abruzzi
Conca lungo la dorsale
Conca lungo la dorsale
Cippo confinario
Cippo confinario
Erosione
Erosione
Il sentiero sulla dorsale tra cima Tauffi e Libro Aperto
Il sentiero sulla dorsale tra cima Tauffi e Libro Aperto
La dorsale dal Libro Aperto
La dorsale dal Libro Aperto
Erica e mirtilli
Erica e mirtilli
Foresta di Boscolungo
Foresta di Boscolungo
Foresta di Boscolungo
Foresta di Boscolungo
Foresta di Boscolungo
Foresta di Boscolungo
Foresta di Boscolungo
Foresta di Boscolungo