Santo Stefano


Adoro questi dossi monferrini e adoro vagabondarvi senza meta durante le feste natalizie: la nebbia fitta, la solitudine ovattata, la serenità ritrovata, gli aironi molestati, i solchi dei trattori, la frazione ancestrale, i centocinquanta addobbi, i boschetti da tartufi, il castello merlato, l'inversione termica, le targhe nordiche, gli sguardi sorpresi, le foglie morte, i rintocchi da contare, le pozzanghere ghiacciate, i cancelli sprangati, il berretto imbottito, gli schiocchi sommessi, l'equilibrio incerto, le colline celate, il cavalletto insaccato, la terra papale, i millimetri fratti, l'Embraco, le oche del Campidoglio, l'umido nelle ossa, i carrarmati con gli zoccoli, i campi arati, l'autovelox farlocco, i piedi gelati, le imposte serrate, il nulla eterno, le stalattiti sugli specchietti, la sveglia inattesa, i calzoni impiastricciati, il latino maccheronico, il forestiero imbaccuccato, la campagna deserta, il noce visuale, la Panda sulla capezzagna, il fango appiccicoso, le luci del bar, i vecchi ai tavolini, il caffè cremoso.