Un caffè a Milano
Tempo fa una vecchia di 22 anni mi chiese se fossi religioso, per accertarsi se in mia presenza avrebbe potuto sputare bestemmie senza remore o avrebbe dovuto rimuginare frustrazione in rispettoso silenzio. Sarebbe ora che lo chiedessi io ai morti ammazzati commemorati qui a fianco, quando al primo occhio blu all’orizzonte orientale non mancano che gli ultimi 30 minuti, perché la foschia appiccicosa e lattiginosa inghiotte la cometa nelle sue oscure fauci.
E dire che mi ero sentito figo e geniale, come chi accelera quando in lontananza si accende il giallo. Avevo puntato la sveglia a un’ora in cui gli insonni ancora si rigirano a occhi sbarrati e avevo assaporato l'aria fresca e umida per deserti di asfalto e pampini. Avevo raggiunto i remoti picchi da cui si scrutano i bagliori della costa, dove non si arrampicano i banchi di nebbia e le zanzare delle risaie, ma solo le torri e le capre.
Mentre ripongo cavalletto e pive nel sacco, a dispetto di mestizia e apatia, resto fedele al progetto di pellegrinaggio edonistico nella dolce Magog.
Sulla prima stradina non ci siamo che io e un gatto tigrato in una pozza di sangue. Sarà addebitata imprudenza per aver camminato al camionista travolto al confine aleramico, di cui avevo visto nel viaggio di andata il telo argentato riflettere una scia di fiamme, ma a un inconsapevole micio a caccia in una strada da 30 all’ora sarà imputato di essere gatto? Sora nostra morte corporale, da la quale nullu pedone pò skappare, è una presenza non tanto sporadica dei vagabondaggi notturni.
Dondolo solitario tra curve e colline sotto i raggi dorati, come se fossi nello spot di un'Alfa Duetto. L'antro per pendolari e antagonisti ha un caffè memorabile e uno stereo che sussurra I've been through deserta Langarum on a horse with no name: la la, lalala-la-la.
A conti fatti, stanotte ho vegliato per officiare il rito popolare tra i primi tamarri di barriera motorizzati, il caffè a Milano, seppure in una personale variante orfica e plumbea. Ai 200 chilometri di beata solitudo ne avrei preferiti 25 di bici urbana, tra doppiofilisti e noprex, per andare in biblioteca a scoprire un nuovo libro ispiratore.

