Pian delle Gorre-Rif. Don Barbera

Colla Piana

14 settembre


Siamo partiti da Pian delle Gorre, ultimo luogo raggiunto dalla strada in Valle Pesio, nella zona di Mondovì, un pianoro a quasi 1000 m di altitudine.
La prima tappa, inevitabilmente prevedeva un bel po’ di salita, circa 1300 metri, per fortuna molto più dolce di quella del Sentiero Roma, ma inevitabilmente più lunga. Fino a 1800 m si sale in mezzo ai boschi, poi tra cespuglieti e infine tra pascoli ricavati tra gli affioramenti di calcare. Durante la prima sosta abbiamo sentito un rumore grave, una sorta di sega elettrica lugubre dal suono irregolare. Ci siamo chiesti per un po’ che cosa potesse essere, senza trovare soluzione; tempo dopo, mentre seguivo una lezione sugli animali al CAI, ho scoperto che erano i bramiti di un cervo nella stagione degli amori. Il primo incontro è stato con una bella cascata del Pesio, poco sotto la sua sorgente, detta Pis del Pesio. Data la natura carsica della zona, la sorgente è una grotta con un’altra cascata da cui il torrente già copioso fuoriesce dalle profondità della Terra.
Alla fine dei boschi siamo entrati alla Conca delle Carsene attraverso il Passo del Baban, nome che deriva da Babau, forse a indicare che nella zona erano presenti banditi saraceni. Questa conca ha il centro più basso dei bordi, per cui è chiusa e l’acqua viene inghiottita dalle sue molte cavità per sbucare a valle in posti come il Pis del Pesio. Entrati nella conca, abbiamo incrociato una mulattiera militare che sale sempre da Pian delle Gorre lungo un altro percorso (l’ultimo giorno abbiamo percorso questo tratto inferiore) che, con comoda salita, ci ha portato fino a Colla Piana, al confine con la Valle Roya (F). Seguito un lungo traverso alla testata della valle, siamo scesi ad una strada militare che parte dal vicino Colle di Tenda per scendere fino al mare. Purtroppo questa strada è aperta ai mezzi motorizzati, che ci hanno fatto respirare un po’ di polvere. La strada ci ha portato al Colle dei Signori, al confine con l’Italia, dove è posto il rifugio Don Barbera. È un rifugio molto moderno, costruito l’anno scorso, che funziona ad energia solare.
Dato il periodo, eravamo le uniche persone, se si eccettuano due ciclisti francesi arrivati all’imbrunire che partecipavano ad un raid in MTB si erano persi. Purtroppo questo è frequente nei rifugi della nostra zona, perché gli Italiani non hanno l’abitudine di fare giri di più giorni a piedi; al massimo stanno fuori un fine settimana o, più comunemente, vanno a mangiare la domenica al rifugio. È un vero peccato, perché ho notato che molti bei posti sono solo raggiungibili con escursioni di due o più giorni. Pensa che gli unici libri che parlano di traversate nelle alpi occidentali (il cosiddetto GTA, Grande Traversata delle Alpi) sono in tedesco. Tra l’altro il rifugio era gestito da una ragazza di Dortmund che ha scoperto questi posti percorrendo il GTA e ha deciso di fermarsi lì.
Al rifugio per prima cosa abbiamo fatto merenda coi biscotti di meliga che ho portato come in Val Màsino, solo che, mentre là mi erano duranti tre giorni, stavolta Giorgio e Massimo li hanno spazzolati quasi tutti al primo giro. Dopo la doccia, abbiamo mangiato polenta a volontà e siamo rimasti a parlare coi gestori del Parco dell’Alta Val Pesio e Tanaro e dei lupi che lo popolano.
A cena facciamo scorpacciata di polenta. Sotto i piatti ci mettono delle salviette con disegnata una mappa dei sentieri della zona. Ne scopriamo uno che sembra molto interessante e decidiamo di modificare la tappa del giorno per seguirlo: andremo sempre al rifugio Garelli, ma seguendo un’altra via.

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Gias Fontana

Cascata del Pesio

Foglie di faggio ingiallite dalla siccità

Contrafforti della Testa del Baban avvolti dalle nuvole

Calcare tra le nuvole

Gias dell'Ortica e Conca delle Carsene dal Passo di Baban

Sulla mulattiera militare verso Capanna Morgantini

Tornante della mulattiera

Sotto i Monti delle Carsene. Sullo sfondo il Marguareis

Pecore di ritorno all'ovile



© 2008-2014
Sergio Chiappino

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