Terme di Valdieri-Rif. Genova

Colle del Chiapous

24 luglio


Femmina di stambecco
Femmina di stambecco

Diario di viaggio

Il trekking parte dal ponte presso lo stabilimento termale, dove una stradina scende ad un parcheggio da cui si stacca la mulattiera che risale il vallone di Lourousa fino al colle del Chiapous. La partenza avviene in una fitta e fresca faggeta, l'ultima ombra che trek, che per il resto si snoda su montagne pietrose e brulle, ma di grande fascino. La mulattiera è molto ben tenuta: i muri a secco di sostegno sono tutti in perfette condizioni. A mano a mano che si sale, i faggi sono sostituiti dai larici, che ben presto si diradano e mostrano il canalone di Lourousa, con il suo nevaio persistente e il vicino Corno Stella. Boschi e prati lasciano lo spazio alle prime pietraie, dove i larici crescono radi o addirittura isolati.
Qui incontriamo il primo camoscio, che bruca tranquillo l'erba a una cinquantina di metri dal sentiero e non sembra disturbato dal nostro silenzioso passaggio; anzi gironzolando si avvicina lui a noi. Quindi è la volta di una marmotta. La montagna ritorna più verde al Gias Lagarot, dopo il quale si risale un dosso dietro a cui c'è il laghetto omonimo, minuscolo ma delizioso. È profondo poche spanne, l'acqua è cristallina ed è circondato da un ambiente rasserenante. Invece pauroso è un masso su cui sono attaccate le lapidi che ricordano i tanti alpinisti morti nel canalone di Lourousa.
Da qui in poi il paesaggio si fa austero: estese pietraie con radi larici e cembri, anche se c'è ancora spazio per prati che godono di una tardiva fioritura dopo il lungo e nevoso inverno. In questo ambiente la mulattiera continua a salire regolare. Nelle pietraie è stato fatto un lavoro enorme per creare una passaggio ben lastricato dal fondo quasi liscio. Si giunge così in vista del rifugio Morelli-Buzzi. Proprio sotto la costruzione ci attraversa la strada a pochi una femmina di stambecco, membro di un numeroso gruppo di femmine con cuccioli che staziona tranquillo al rifugio, indifferente agli escursionisti mentre è intento a leccare il sale dalle pietre. Lungo il trek incontreremo numerosi branchi come questo, ma solo un maschio adulto dalle grandi corna.

Al rifugio sentiamo il gestore parlare un gran bene di un percorso dal bivacco Varrone verso il Bozano attraverso il passo del Souffi, che attraversa quelle zone selvagge con un percorso panoramico e spettacolare. Dopo una polenta ristoratrice riprendiamo a salire sulla mulattiera che mantiene la struttura vista fino al rifugio, anche se qui c'è qualche breve tratto rovinato. Mentre sono impegnato a spiegare con parole mie al mio compagno di avventura la mirabolante regola di Scheimpflung e i movimenti dei banchi ottici, incontriamo il primo nevaio. Quest'anno, a causa delle abbondanti nevicate, c'è molta neve e se avessimo percorso il giro 15 giorni prima avremmo dovuto portarci i ramponi, ma per fortuna il caldo delle ultime settimane ha sciolto buona parte della neve e ha ammollato il resto.
Poco dopo il colle compare in basso il lago del Chiotas con il Gelas sullo sfondo. Il sentiero perde quota e si ritrovano dei piccoli prati fioriti, oltre ad ulteriori camosci e stambecchi. Si scende a tornanti con pendenza moderata, che in salita deve essere gradevole ma in discesa ti fa marciare e marciare con il lago che non si avvicina mai.
Finalmente ci arriviamo, attraversiamo la diga, che è davvero altissima, oltre 100 metri. Il panorama di fronte arriva fino al lago della Piastra e alla pianura. Ci dirigiamo verso il rifugio percorrendo i saliscendi della strada lungo il lago. Il sole si sta abbassando e disegna sul lago riflessi argentei.

È sabato sera e il rifugio è molto affollato, ma si tratta per lo più di persone che fanno la gita di due giorni, soprattutto gli italiani. Durante il giro non ne incontreremo quasi nessuno che fa trek di più giorni. In compenso c'è un folto gruppo di danesi, diretti anch'essi al Remondino , ma passando per l'Ellena-Soria e la Cougorde. A causa delle alte montagne ad ovest, il tramonto non sarà un granché, perché le cime cadranno nell'ombra ben prima di accendersi di giallo. Per fortuna mangiamo col primo turno delle 19, perché resistere alla fame anora un'ora sarebbe stato eroico. Dopo cena assistiamo agli inseguimenti di due camosci sul pendio retrostante il rifugio. Andiamo a letto alle nove, stanchi per la levataccia e la camminata. Piombo nel sonno profondo istantaneamente e non sento assolutamente quelli che vanno a letto dopo di me.

Galleria fotografica

La valle nell
La valle nell'ombra
Campanule
Campanule
Corno Stella
Corno Stella
Larici
Larici
Il primo camoscio
Il primo camoscio
Lago Lagarot
Lago Lagarot
Picco
Picco
Solitudine
Solitudine
Garofanini
Garofanini
Femmina di stambecco
Femmina di stambecco
Femmina di stambecco
Femmina di stambecco
Slurp! Il sale
Slurp! Il sale
Camoscio
Camoscio
Lago del Chiotas
Lago del Chiotas
Lago del Chiotas
Lago del Chiotas