Valdena-Pontremoli

Passo del Borgallo

11 giugno


Val Verde
Val Verde

Diario di viaggio

Una delle tappe più lunghe avrà una delle descrizioni più brevi: nella seconda parte è infatti abbastanza monotona, con luoghi d’interesse solo localizzati, alternati a sezioni senza spunti. Il nostro tempo di marcia è stato simile a quello indicato sulla guida, mentre i dislivelli rilevati dal mio altimetro sono stati molto inferiori.

All’albergo non ci danno colazione prima delle 7.30, per cui decidiamo di percorrere in taxi la prima parte fino a Valdena. Non dobbiamo essere i soli a fare così, perché l’autista ci dice di averne portati parecchi come noi. È un ex-sportivo fermato da un’ernia contratta per ragioni professionali, che una volta amava girare in bici e moto da trial per queste montagne. Ci lascia al cimitero, dove finisce l’asfalto, poco oltre un bellissimo castagneto tenuto. In questo primo tratto, ci sono alcuni segnali della via Francigena, che sono del tutto fuori luogo. Via degli Abati e via Francigena appartengono a periodi storici diversi.
Notiamo subito in mezzo al sentiero una tana di stercorari. La mulattiera risale la foresta della Vaccareccia. Fa parte di un’immensa area boschiva, che in passato era gestita come bene comune. Nel Medioevo i terreni incolti erano tutti di proprietà comune, fatta eccezione per le pertinenze regie. Con il procedere dei disboscamenti dell’Optimum Climatico, motivati dalla necessità di sempre nuove terre per la popolazione in crescita incessante, gli incolti furono poco alla volta erosi dalle colture. Furono così privatizzati, privando la parte più povera della popolazione dei terreni che davano loro il sostentamento. Tuttavia, in questi luoghi impervi e isolati si conservarono più a lungo. Come ieri, in questa zona dopo l’abbandono dei castagni innestati, il bosco sta tornando allo stato di faggeta con aceri.
Un vento delicato fruscia tra le ondeggianti cime degli alberi. «Soffiando in mezzo ai boschi, qua più forte, là più adagio, il vento si divertiva a suonare; allora si udivano venir fuori dalla foresta lunghe canzoni, simili alquanto ad inni sacri[…] L’organista del Duomo era geloso e diceva ch’erano sciocchezze; ma una notte lo scoprirono anche lui ai piedi di un tronco. E lui non s’arccorse neppure d’esser visto, tanto era incantato da quella musica» (D. Buzzati, Il segreto del bosco vecchio). I tronchi invece scricchiolano sinistramente, come ghigni o lamenti di animali ignoti. Seguiamo per un tratto una mulattiera, quindi il percorso segnalato taglia su dritto per il pendio, per poi procedere in un traverso che ci riporta su una mulattiera proveniente dal basso, che probabilmente è la stessa di prima. Viene da chiedersi perché non siamo rimasti sempre su quella.
Ad un bivio lasciamo il sentiero diretto a Ronco Matteo, nome squisitamente medievale che ricorda appunto i disboscamenti. Prendiamo invece il sentiero in salita verso il passo del Borgallo, perché vogliamo percorrere un tratto del crinale, che tanto ci aveva affascinato durante la GEA. Quando ci affacciamo sul lato toscano, scopriamo che, mentre di qui era una giornata solatia, al di là si addensano molte nubi che corrono rapide nel cielo. Dopo una pausa, seguiamo la GEA in direzione del Passo dei Due Santi. La guida sconsiglia questo tratto, come molto impervio, ma almeno con l’asciutto non presenta difficoltà, per chi è abituato ai sentieri di alta montagna. Diverse api sembrano in difficoltà per il vento e si sono rifugiate nel terreno. Fino al monumento della Resistenza si gode di un gran panorama su ambo i versanti.

Di lì parte una pista sterrata che conduce fino a Farfarà. La faggeta che attraversiamo è molto umida, come testimonia l’abbondante muschio sulle costruzioni diroccate che superiamo. A Chiostri ci fermiamo per una pausa, perché nel frattempo il sole ha fatto capolino tra le nubi e vogliamo godercelo un po’. Le case sono deserte, per cui ci accomodiamo sulla panchina di fronte a una di esse. Il prato è stato completamente arato dai cinghiali: non vorrei essere nei panni dei proprietari, quando lo scopriranno. Durante la pausa, una lucertola verde scintillante un po’ garula, mi fa una passeggiata sulla schiena e poi sembra cercare di entrare nel mio zaino, forse per visitare la città, ma noi la dissuadiamo.
Proseguiamo quindi per Farfarà e, prima di guadare il torrente Verde, andiamo a vedere la cascata, a cui purtroppo non ci si può avvicinare un granché, per via del terreno impervio. Il guado ci richiede di mettere uno scarpone di acqua, perché le rocce sono un po’ scivolose. Il breve sentiero diventa subito strada, al cui termine campeggia il relitto di un’auto anni ’70. Un’ampia sterrata ci porta al lago Verde, un piccolo invaso di possibile origine tettonica. È poco più di una pozzanghera, oggi limacciosa per le piogge dei giorni scorsi. Pensavo di trovarci la folla di merenderos, nel sabato di giugno, mentre ci siamo solo noi. Ci fermiamo a pranzare.

Di qui a Cervara è una sterrata ancor più ampia, quasi per camion. Ai bordi della carreggiata, castagni da frutto. Noto che su ogni tronco ci sono molte specie di licheni diversi, anche al mio occhio inesperto, segno di una buona biodiversità. Cerco invano la Lobaria Pulmonaria, l’unico lichene che so riconoscere, indice di clima oceanico e aria pulita. Così per me il tempo passa in fretta, anche se obiettivamente quest’ora abbondante è noiosa. A Cervara una vecchia dalla schiena curva ci dice che non ricorda un giugno così piovoso. Non so mai quanto mi posso fidare di queste asserzioni, perché l’esperienza mi ha insegnato che la memoria meteorologica è breve e fallace. La signora ci invidia molto, perché ormai lei è condannata a muoversi solo intorno a casa. Sulla chiesa, la lista di morti della Grande Guerra è davvero infinita, per un paese così piccolo: viene da pensare che siano scomparse intere generazioni, condannando la frazione allo spopolamento. Mentre siamo fermi, dalla nostra strada arrivano diversi motociclisti rombando. Tutto sommato siamo stati fortunati, perché nel corso del trek li abbiamo quasi sempre incrociati mentre eravamo fermi. Proseguiamo per i vicoli anziché per la strada e così abbiamo la sorte di imbatterci in un bar non segnalato sulla guida, che ci dona un caffè inaspettato. La barista ci spiega che stanno disperatamente cercando fondi per ristrutturare l’asilo e trasformarlo in uno spartano posto tappa, ma l’amministrazione non sembra particolarmente sollecita. Sarebbe davvero comodo, perché permetterebbe di spezzare questa lunga tappa. Ci consiglia una trattoria a Pontremoli e cerca anche di indicarcela sulla cartina, ma questo non è il suo forte.
Di qui a Vignola (che si pronuncia con l’accento sulla i), ci sono due ore senza molto da ricordare: un tratto di asfalto più lungo del previsto, altri motociclisti, la fine del silenzio all'approssimarsi di un ponte dell’autostrada. Unica nota positiva dei castagni da frutto esteticamente belli, ma con poca biodiversità di licheni. A Vignola siamo già in clima mediterraneo con la vista di Pontremoli tra gli ulivi.

Lasciamo la Via degli Abati per dirigerci all’agriturismo dove pernotteremo. La cena sarà nello stile dei toscani, che mangiano qualunque cosa purché sia un animale morto. D’altronde in questi giorni abbiamo fatto una strage multietnica, perché anche la dieta emiliana era fondata sugli stessi princìpi. Stasera poi ci servono la Cinta, che, detta con l’articolo, sembra il nome dell’amica brianzola di mia cugina e ci fa venire i sensi di colpa.
La mattina dopo scampiamo all’ennesimo scroscio, mettendoci in marcia solo verso le 10. Visitiamo i vicoli e i ponti medievali di Pontremoli e pranziamo in una trattoria tipica, in un locale con le volte di pietra. Poco più di un’ora di treno e siamo di nuovo tra i capannoni padani.

Galleria fotografica

Passo del Brogallo
Passo del Brogallo
GEA - Monte Cucco
GEA - Monte Cucco
Val Verde
Val Verde
Cascata del torrente Verde
Cascata del torrente Verde
Lago Verde
Lago Verde
Castagno
Castagno
Vignola
Vignola
Agriturismo
Agriturismo
Pontremoli
Pontremoli
Pontremoli - torrente Magra
Pontremoli - torrente Magra
Pontremoli - Ponte tremulo
Pontremoli - Ponte tremulo