Lago di Vercoche

Valle di Champorcher

26 giugno


Lago Vercoche con Cervino e Rosa
Lago Vercoche con Cervino e Rosa

Diario di viaggio

Un'escursione in ambiente molto selvaggio e isolato, fino a un lago che muta continuamente colore al mutare del punto di vista.
Si parte da Outre l'Eve, frazione di Champorcher, che prende il nome dal fatto che è l'unica borgata del comune sul versante idrografico destro della valle. Qui il vallone della Legna confluisce nella valle principale. La prima cosa che si nota arrivando è l'enorme pietraia ai piedi della fratturata cresta che scende dal Mompey. Per contro, sul versante opposto del vallone, le bancate sono assai più regolari. I due versanti sono infatti formati da rocce di diversa origine e di diverse proprietà. Sul destro (sulla sinistra di chi sale) troviamo una placca di origine continentale africana, prevalentemente di gneiss, rocce compatte e dure, mentre quello opposto è formato da rocce verdi sedimentarie di origine oceanica. Queste ultime sono ricche di minerali utili, che nel passato sono stati ampiamente sfruttati. Nella prima parte della gita è possibile fare una breve deviazione fino ad un luogo dove nel Settecento veniva lavorato il ferro estratto in una miniera nella zona del lago di Vercoche.

Nel primo tratto si sale per una bella mulattiera lastricata nel lariceto, interrotto ogni tanto da prati dove pascolano le mucche e i vitelli. Si incontrano diverse balme, ripari costruiti appoggiandosi ai numerosi massi caduti dal dirupato versante sovrastante. Al bivio per Castello si lambisce un frassino monumentale.
Poco prima di arrivare al piano di Ourty, si trova un bivio, dove bisogna imboccare il sentiero che sale a destra senza toccare il pianoro. Vale tuttavia la pena di scendervi, magari al ritorno, sia perché è un gran bel posto per una pausa, sia perché è possibile visitare un forno dove, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, per alcuni decenni una famiglia di mastri bergamaschi lavorava il ferro proveniente da una miniera nei pressi del lago di Vercoche. Per raggiungerlo, si oltrepassa l'alpeggio, si attraversa il torrente sul ponte e ci si dirige verso un grosso masso. Accanto c'è un mucchio di scorie di ferro e un muretto tondeggiante dove si vedono i bianchi residui della calcinazione. È un processo usato ancora oggi: nell'altoforno, assieme al minerale e al carbone (che veniva prodotto a partire dal legno), si getta del calcare, che reagisce con le impurezze del minerale e con esse forma una fase liquida separata dal ferro. Dato che è più leggera, galleggia sopra il ferro liquido e può essere rimossa per raschiamento.

Dal bivio, il sentiero sale regolare sul versante idrografico sinistro del vallone, restando nel lariceto. Troviamo un principio di fioritura. Sul versante opposto si vede la frastagliata cresta di Vorea, che però è più bella al pomeriggio, quando in questa stagione la luce laterale ne evidenzia le forme. Più in alto si attraversano delle pietraie dove la vista si allarga al basso vallone della Legna.
Si arriva quindi all'alpe Vercoche, un tipico pianoro formato dall'interramento di un lago di sbarramento. Oltre si prosegue per un tratto molto bello, il fondo di un profondo vallone, su un percorso ondulato, tra roccioni, larici e rododendri fioriti. Lago a parte questo è il tratto che mi è piaciuto di più. Il sentiero qui diventa assai esile e a volte si perde del tutto, per cui bisogna fare attenzione a seguire le tacche gialle e gli ometti. Troviamo alcune vacche nere da combattimento, quelle che si danno cornate nelle battaglie per la regina. Avanzando, si fanno evidenti le tracce delle slavine, che ci introducono alla parte finale e più selvaggia dell'itinerario.
Si giunge al fondo e ci si trova di fronte un muraglione di pendii ripidi, tagliati da alte e ampie pietraie, che lasciano poco spazio all'erba e a solitari larici. Il sentiero trova una delle poche zone in cui è possibile passare e la affronta diretto, senza tornanti. Siamo in un mezzogiorno di fine giugno, neanche il Cervino ha un pennacchio e il sole è libero di picchiare duro, senza alcuna pietà, fregandosene di cappellini, bandane, sahariane, occhiali scuri e creme protettive. Alla fine della gita saremo tutti alla brace. I radi larici sono un conforto troppo breve. Per fortuna l'aria è secca e meno calda di quanto potrebbe.

La salita termina quando ci si affaccia sul lago. È un laghetto naturale che è stato ampliato con una piccola diga e ora alimenta la centrale di Hône. Si trova in una conca, erbosa in basso e rocciosa in alto, che lo racchiude su tre lati. La vetta più caratteristica è il Bec Mollere. Il quarto lato, invece, si affaccia a valle e offre la vista su Cervino e Rosa, che in questa giornata eccezionale sono completamente privi di nubi.
L'aspetto più affascinante del lago è però il colore. In ogni foto che ho scattato è lievemente diverso, tonalità di verde e blu di cui vorrei avere i nomi per descriverle, ammesso che esistano. Per fortuna ci sono le foto.
Accanto alla diga c'è un edificio che serve in parte ai guardiani e per il resto è uno spartano bivacco, con una decina di posti letto (ma due sole coperte di lana). L'acqua è abbastanza comoda, a tre minuti da una cascata che scende nel lago. Oggi è indispensabile, perché il litro e mezzo della borraccia non basta di certo.
Trenta metri più in alto c'è un altro lago, il Piana, anch'esso ampliato da una piccola diga. Lo si raggiunge oltrepassando la diga del Vercoche e seguendo le esili tacche gialle. È in spazi angusti, tra un dosso erboso e una bastionata rocciosa e sembra poco profondo. È di un intenso verde scuro smeraldo. Se si scende all'estremità opposta della diga si può vedere il Rosa riflettersi su di esso. Proseguendo lungo il dosso erboso, per una traccia marcata da qualche ometto che sale al colle Larissa (a cui varrebbe la pena fare una puntata per ammirare un panorama sconfinato), si può arrivare ad un terzo lago, il Molera, che però in confronto alla meraviglia dei precedenti è poco più di una pozzanghera, tanto che non ci sono neanche sceso. Spero di non essermi perso nulla. Dal dosso è più interessante affacciarsi sul lago Vercoche, che da qui si abbraccia nella sua interezza, per coglierne ulteriori sfumature di colore.

La discesa avviene per la via di salita.
Si può salire al lago anche da due sentieri che provengono da Dondena, più brevi, ma il percorso è meno bello, perché avviene in zone segnate da un elettrodotto e dagli impianti sciistici.

Galleria fotografica

Canale d
Canale d'irrigazione a Ourty
Il bosco oltre l
Il bosco oltre l'alpe Vercoche
Lago Vercoche
Lago Vercoche
Lago Vercoche
Lago Vercoche
Lago Vercoche con Cervino e Rosa
Lago Vercoche con Cervino e Rosa
Lago Piana
Lago Piana
Bec Mollere
Bec Mollere
Alpe Vercoche
Alpe Vercoche
Cresta di Volrea
Cresta di Volrea
La parrocchiale di Champorcher da Outre l
La parrocchiale di Champorcher da Outre l'Eve