Mongioia

Valle di Bellino

11 settembre


Vallon de Rubren
Vallon de Rubren

Diario di viaggio

Il Mongioia è il più alto dei facili 3000 distribuiti tra la Val Varaita e la valle di Bellino. Sicuramente però non è il più bello: è fondamentalmente un mucchio di detriti da cui spunta qualche roccia, nulla a che vedere con l'ardita eleganza di Rocca Bianca. Il panorama di cui si gode dalla cima sul vallone di Rubren e sulle alpi francesi, in compenso, è incomparabile.
La camminata è abbastanza lunga e il dislivello ragguardevole. Bisogna anche mettere in conto che qualche tratto può essere noioso.

Sono andato con un capogita CAI della vecchia scuola («Si parte alle prime luci dell'alba!») e non posso fare altro che raccomandare di seguire la sua filosofia. Infatti, a metà settembre, quando il sole sorge ad est, il primo tratto di salita viene inondato dalla luce arancione del primo sole, un'emozione che capita raramente di assaporare nelle gite di un giorno. Ma prima ancora si vede la Testa dell'Autaret, che sovrasta Sant'Anna, tingersi della delicata luce viola dell'alba.
Nel primo tratto si sale per l'ampia mulattiera tra prati, alberi isolati e resti di vecchie costruzioni rurali. Sulla destra incombe Rocca Senghi, che mentre saliamo viene illuminata dal rosso sole nascente. Pian pianino la luce vira sull'arancio. Ho appena scattato una foto ad un sorbo e alla rocca quando la luce scende nella valle fino al sentiero. Torno indietro di corsa a ripeterla.

Alle grange Cruset si supera una dorsale che scende da Rocca Senghi e si abbandona la luce del sole per l'ombra, da cui in questa stagione usciremo solo al termine del lungo piano a quota 2400. Da questo versante si vede il gigantesco masso quasi tutto in ombra, illuminata solo su un lembo che si vede di striscio. Adoro queste scene buie con una luce che entra di soppiatto, ci vedo scene horror. Varcato un ponticello, il sentiero sale a tornanti per prati e guadagna quota in modo regolare. È questo il tratto che in discesa pare noioso e interminabile. Mi sembrerà così lungo che temerò di aver sbagliato strada, contro tutta l'evidenza. Invece adesso, con la luce del mattino, è una delizia.
Spostandosi, si vede Rocca Senghi da dietro, dove perde tutto il suo fascino, perché è un comune pendio scosceso di roccia e erba. È invece fantastica la scena che concorre a creare: da dietro la rocca in ombra nasce un raggio di luce radente che va a illuminare la montagna sulla destra. Ne evidenzia la forma triangolare e le rugosità, una scena molto fotografica che merita di essere immortalata. Impostando i parametri di scatto, mi accorgo che le nuvole verrebbero bruciate anche a 1/4000 s. Come è possibile tutta questa luminosità? Mi ero accorto che i tempi erano un po' bassi, ma nella mia tonta ingenuità lo attribuivo alla mattina luminosa. Ma ora è decisamente troppo, non mi è mai capitata una cosa del genere. Mi illumino e mi ricordo allora che la sera prima avevo impostato ISO 3200 per alcune foto in interno. Intorno a me sboccia il loto e io frantumo a testate Rocca Senghi. Come si può essere così idioti? Fortuna che ho l'abitudine di esporre a destra, le immagini dell'aurora saranno comunque recuperabili.

Dopo alcune grange in uso, a quota 2400 metri si raggiunge un lungo pianoro. Ha l'erba rasata quasi a zero ed è costellato di fatte di vacca, che ora l'hanno abbandonato sono scese poco più a valle.
Verso la fine del piano ritorniamo al sole. Comincia qui una salita molto erta che porta quasi senza requia fino al colle Mongioia, dove si trovano l'omonimo laghetto e l'ottagonale bivacco Boerio. La montagna sale a gradoni, alternando salti di roccia a pianori. Nel più bello, dove ci fermeremo per una lunga pausa in discesa, c'è un minuscolo laghetto quasi interrato colonizzato dagli eriofori.
I salti si susseguono. Sembra sempre di essere all'ultimo, ma poi ne sbuca fuori un altro. Passati tra qualche roccia, si arriva finalmente al colle. Il vallon de Rubren che si ammira da qui è meraviglioso. Poco sotto c'è un altopiano ondulato, oltre il solco della valle montagne di tipo dolomitico, dipinti di delicate sfumature gialle e marroni.

Dal colle parte la traccia che per sfasciumi e rocce sale alla vetta. Si cammina prevalentemente sul brecciolino, con qualche passaggio su roccia qua e là. Il primo è un punto in cui bisogna camminare sul bordo di un basso salto per aggirare un roccione che sporge.
C'è poi un bivio assai poco evidente. Mentre si cammina accanto ad una parete di rocce e sfasciumi, si possono notare in alto sulla sinistra alcuni ometti di pietra, che si possono raggiungere con una banale arrampicata per abbondanti appoggi (intendo banale anche per chi non arrampica sul IV grado). La traccia prosegue invece dritta. Conviene prendere a sinistra, perché superato questo punto è tutto sentiero, mentre lungo la traccia che va dritta si incontrano due passaggi più impegnativi (di cui uno un po' esposto) subito sotto la cima.
Noi non ci accorgiamo del bivio e proseguiamo per la traccia. Si continua a salire nello stesso ambiente. Non ci sono quasi tacche, ma la direzione da seguire è evidente e anche se si perde la traccia non si sbaglia strada. Come anticipato, subito sotto la cima, dopo un tornante a destra, si devono risalire alcune rocce fino ad uno sperone sporgente. Bisogna quindi girargli intorno oppure strisciarci sotto. Passati oltre bisogna risalire un salto dove due gambe lunghe aiutano, oppure scendere per un paio di metri sulla sua sinistra per risalire un canalino più appigliato. In ogni caso, si è a pochi passi dalla cima che si raggiunge aggirandola da dietro.

In cima c'è un massiccio parallelepipedo di pietre a secco. Oggi è provvidenziale, perché soffia un vento freddo; il lato riparato è tiepido e gradevole anche se un po' ristretto per tutto il gruppo.
Il panorama dalla cima è a perdita d'occhio, specie verso sud e ovest. Penso che le foto dalla vetta alle catene di monti raccontino più delle mie descrizioni. In questa stagione, al termine di un agosto molto caldo e secco, certi scorci erano così aridi e colorati da ricordarmi Zabriskie Point.
La prima volta che ero salito qui, un agosto di parecchi anni fa, le nebbie estive mi avevano battuto ed erano giunte cima prima di me. Oggi invece riusciranno a malapena a raggiungere Sant'Anna nel pomeriggio; verrebbe la voglia di restare qui a tempo indefinito, non fosse che il capogita della vecchia scuola vuole anche tornare presto. In cima lo distraiamo, lo facciamo rilassare, tanto che si concede addirittura la debolezza di mangiare un panino, violando uno dei suoi sacri principi di ascesi e astinenza. Poi addirittura si mette a chiacchierare (di morti ammazzati e morti in montagna, ma tant'è), così non si accorge che stiamo quasi un'ora a goderci gli UV dei 3000, che mi bruciano la faccia nonostante la protezione 30.

In discesa, dopo una visita al bivacco, ci stravacchiamo per un po' al pianoro degli eriofori. Quando una gitante grida gioiosa che ha trovato una pietra stupenda, mi immagino di vedere un minerale strano, un cristallo esagonale perfetto, l'oro! Invece è molto meglio: Dio in persona ha levigato una pietra a due piazze perfettamente piatta, quanto di meglio si possa sperare per assaporare il sole e il tepore di un pomeriggio settembrino.
Non fosse per questa pausa, la discesa nella mia mente sembrerebbe più lunga della salita. Soprattutto dopo la fine del lungo pianoro, il primo tratto di salita, senza la luce speciale, in confronto mi ha lasciato un retogusto insipido. E dire che c'erano delle attrattive, su tutte le nuvole che risalivano dal fondovalle, sbucavano dietro Rocca Senghi per dissolversi roteando proprio lì, prima di avvolgere Pian Ceiol e incunearsi nelle Barricate.

Galleria fotografica

Aurora a Rocca Senghi
Aurora a Rocca Senghi
Rocca Senghi con sorbo
Rocca Senghi con sorbo
Rocca Senghi
Rocca Senghi
Varaita di Rui
Varaita di Rui
La luce
La luce
Il lungo pianoro
Il lungo pianoro
Vallon de Rubren
Vallon de Rubren
Chambeyron
Chambeyron
Panorama dal Mongioia (Zabriskie Point cuneese)
Panorama dal Mongioia (Zabriskie Point cuneese)
Panorama dal Mongioia (Zabriskie Point cuneese)
Panorama dal Mongioia (Zabriskie Point cuneese)
Lago Mongioia
Lago Mongioia
Mongioia dal bivacco Boerio
Mongioia dal bivacco Boerio
Il pianoro degli eriofori
Il pianoro degli eriofori
La risalita delle nebbie
La risalita delle nebbie