Lities e Vru

Val Grande di Lanzo

15 maggio


Lities con la rocca
Lities con la rocca

Diario di viaggio

Un‘escursione tranquilla, adatta a tutti, anche di un certo interesse geologico. Infatti la salita a Lities e la discesa da Vru si snodano su morene dell‘ultima glaciazione; inoltre si possono osservare rocce di entrambe le placche che, scontrandosi, hanno dato origine alle Alpi Occidentali.

La mulattiera per Lities parte dalla borgata Ru di Cantoira, che ha mantenuto il suo carattere rurale. Per cominciare bene la giornata, non noto l‘imbocco della mulattiera, che prende il via come traccia tra due cataste di legna messe ad essiccare. Procedo così per un po‘ lungo la pista sterrata, salvo poi insospettirmi per la mancanza di tacche biancorosse e per degli sbiaditi ricordi di anni addietro. Torno allora sui miei passi e trovo l‘attacco. La mulattiera è molto bella e curata, anche se mi impressionò di più quando la percorsi d‘autunno e d‘inverno: oggi infatti la vegetazione esuberante della stagione delle piogge primaverili un po‘ la invade e la nasconde. Fu costruita sfruttando l‘abbondante materiale fornito dalla morena wurmiana, formata dai detriti trasportati dal ghiacciaio dalla parte alta della valle, di natura diversa dalle rocce della zona. Sono gneiss, rocce vulcaniche provenienti dalla placca continentale africana e trasformate nella struttura dalle intense tensioni meccaniche e dalle alte temperature che si generarono nello scontro tra le placche che, corrugandosi, diedero origine ai rilievi alpini. Di essi l‘escursionista apprezza la ruvidezza, che garantisce buona aderenza anche sul bagnato. Sono anche ottimo materiale da costruzione per le abitazioni. Tipico delle morene è la grande varietà delle dimensioni dei detriti trasportati, che vanno dal pietrisco fino ai solenni massi erratici, di cui si incontrano diversi esempi. Al di là dell'eventuale differenza della composizione delle rocce, non facilmente valutabile da una persona comune, esiste un criterio molto semplice per capire se i massi che ci circondano sono stati trasportati da un ghiacciaio o se sono franati dall'alto: la granulometria. Nel caso delle rocce franate, i vari massi hanno più o meno tutti la stessa dimensione, che dipende dal tipo di roccia: rocce molto coerenti come il granito producono massi grandi, mentre rocce incoerenti come la dolomia detrito fine (i celebri ghiaioni dolomitici). Le morene, invece, contengono massi di tutte le dimensioni.
Dal ponte sul rio Ru in poi, marcio accompagnato dal rumoroso scroscio del torrente, ingrossato dalle piogge della settimana; quasi copre il canto degli uccelli. A mano a mano che salgo, i castagni della bassa montagna addomesticata sono sostituiti dai faggi del piano alpino inferiore. Lungo il percorso incontro alcune edicole votive, con immagini sacre dai colori sbiaditi. Poco prima di Lities, sulla destra del sentiero un cartello mi fa notare un neiveu, un maceratoio per la canapa, la principale fibra tessile di queste montagne. La complessa lavorazione era fatta tutta in loco, sopratutto dalle donne. Incrocio un vecchio con un bastone che fruga tra l‘erba.

Sono a Lities, frazione una e trina, dove una volta si coltivavano le patate e la segale, oltre alla canapa. Una volta le frazioni sul lato solatio erano favorite rispetto a quelle sul fondovalle, per via del clima più mite, specie d'inverno durante le inversioni termiche. Oggi invece sono rimaste più isolate dalle vie di comunicazione e dai mezzi pubblici, con il risultato che si sono spopolate maggiormente. La frazione è sovrastata dalla rocca omonima, oggi apprezzata palestra di roccia. È costituita di prasinite, una roccia nata sui fondali oceanici come lava basica e trasformata anch‘essa dall‘orogenesi alpina. Esistono due tipi di lava: una proveniente dal mantello, basica e molto fluida, come quella dei vulcani hawaiani, e una proveniente dalla crosta, acida e viscosa, come quella che di solito vediamo eruttare dall‘Etna. Gli gneiss della morena sono nati dalla seconda, mentre la prasinite e le rocce ofiolitiche o pietre verdi dell‘arco alpino occidentale dalla prima.
E proprio su queste rocce cammino all‘inizio della salita per San Domenico. Il mio piede nota subito che, pur se asciutte, sono molto più scivolose degli gneiss. Inoltre generano un terreno molto povero, per via dei minerali tossici che contengono e per di più sono pessimo materiale da costruzione, perché fragili. L‘unico loro vantaggio è che contengono filoni di minerali, che specie a partire dal Seicento sono stati ampiamente sfruttati. Superati gli ultimi prati di Lities, la salita si snoda in una faggeta, che ben presto lascia spazio a nuovi prati, dove incontro una successione di baite. presso uan di queste noto un ciliegio ancora fiorito e metà maggio e mi domando se fosse qui per ornamento o se le ciliegie maturassero, soprattutto una volta quando il clima era più freddo.
Un gruppo di case più strutturato è Lavassè a quota 1500 m. Mi chiedo se fosse abitato tutto l‘anno o solo d‘estate. Le case più complesse di semplici baite me lo fanno sospettare, così come la posizione solatia, anche se non mi metto in cerca del forno. Sarebbe la prova decisiva, perché il pane era cotto una volta l‘anno durante il riposo invernale, per poi essere messo a essiccare per la conservazione. Certo poi era un po‘ duro, ma lo si ammorbidiva immergendolo nel latte. Certo che i pendii ripidi e spogli che vedrò di qui a San Domenico mi fanno pensare che questo sia il paradiso della slavina. Vedrò non poche costruzioni con il tetto a filo del pendio, per evitare il distruttivo impatto della massa nevosa sulla parete a monte.
Da qui a San Domenico è un viaggio a ritroso nel tempo verso il tardo inverno: i radi alberi, spesso betulle che ripopolano i pascoli abbandonati, hanno sempre meno foglie fino a diventare spogli oltre quota 1600 m. I prati invece sono verdi fino alla chiesetta e di lì in su ancora gialli. Una prima fioritura di viole fa capolino. Salendo, lo sguardo spazia fino alle cime ancora bianche dell‘alta valle, con la Ciamarella a troneggiare.

In cima trovo quattro giovani caciaroni, seduti sul prato intabarrati. Decido di accomodarmi a pranzare al riparo dalla brezza che soffia da nord, sulle panche davanti alla porta della chiesa, scoprendo che sono gelide. Interpongo allora un pile tra le mie chiappe e le liste metalliche. Anche la temperatura dell‘aria è frizzante, specie quando le nuvole oscurano il sole, tanto da consigliarmi di indossare i guanti oltre al pile. A caccia della precaria luce cangiante, faccio avanti e indietro da un mazzo di viole, per tentare senza successo di fotografarle con la Ciamarella sullo sfondo. Scende intanto una coppia dalla Bellavarda e si ferma nei pressi della chiesa. Se i prati fossero verdi, sarei tentato anch‘io di salire, perché l‘aria è tersa.
Tolto uno strato ma non i guanti, quasi in contemporanea alla coppia prendo a scendere. Verso valle è più soleggiato e riparato, per cui la temperatura si fa subito più mite e i guanti finiscono in tasca. La discesa dalla via di salita spesso porta a essere distratti, come se la gita consistesse solo nella salita e questo fosse solo il noioso e inutile rientro.

In breve sono di nuovo a Lities. Era collegata con Vru da un sentiero aggrappato a un ripido pendio. I bambini dovevano percorrerlo tutti i giorni per andare alla scuola elementare, in quanto la strada carrozzabile fu costruita solo negli anni ‘60 del Novecento. Non erano i soli a farlo, i quanto la zona era frequentata anche dai carbonai, che si erano ricavati una piazzola lungo il percorso. Le carbonaie erano un modo per strappare reddito anche dalle zone troppo dirupate per la coltivazione o il pascolo.
Il primo tratto del sentiero è scomparso sotto la carrozzabile, che va percorsa per una decina di minuti. Il sentiero, che supera con saliscendi le zone rocciose, è davvero minimo. In un punto è anche crollato e si è resa necessaria una passerella in legno. In altri è sommerso dalla foglie di faggio. Mi fermo alla piazzola, dove il terreno è ancora nero. Il sentiero passa accanto a diverse pareti di rocce origine diversa, offrendo uno spaccato sulla formazione delle Alpi. Numerosi cartelli aiutano a riconoscerle. Grazie al cielo, perché le discipline come la geologia e la botanica, con la loro catasta di nomi da imparare e forme da memorizzare, alla mia memoria zoppicante pongono una barriera insormontabile. Il sentiero raggiunge quindi un punto panoramico, dove un altro cartello illustra le cime visibili.
Infine confluisco su una pista erbosa, che finisce qui nel nulla. Forse volevano costruire una strada tra Lities e Vru, ma poi lasciarono perdere. Vru mi accoglie con l‘odore di stallatico. In passato fu un importante centro minerario. La miniera di talco della Brunetta è ancora visitabile, anche senza accompagnamento, e può essere un‘interessante puntata in alternativa a San Domenico. Faccio una scappata fino a Rivrin, per vedere le riproduzioni della Mole e della Torre di Pisa costruite da Cichin, un montanaro che nei decenni scorsi costruì anche un presepe meccanico, oggi chiuso. Arrivato alla borgata, quando mi accingo a fotografare i monumenti, le persone che se ne stavano lì si tolgono in segno di gentilezza. Non ho il coraggio di dire loro che mi avrebbe fatto piacere la loro presenza, perché sarebbero stati un utile paletto da archeologo per mostrare la dimensione dei manufatti.
Tra salita e discesa trovo parecchi escursionisti, che sono saliti in auto fin qui e hanno fatto la passeggiata. Mi domando perché la gente salga sempre in auto fino al punto più alto possibile, quando come in questo caso c‘è la possibilità di arrivare percorrendo una bella mulattiera. Torno a Vru, che mi accoglie con la sua chiesa bianca della cupola in pietra, dall‘insolita forma quasi bizantineggiante. La attraverso per vicoli con anziani seduti e gatti a spasso e procedo lungo la strada asfaltata che scende a Cantoira. Un primo tratto di mulattiera mi fa tagliare un tornante. A un tornante a destra, trovo un secondo imbocco, non segnalato in alcun modo e non visibile, ma per fortuna la carta Fraternali è molto precisa. Come nella salita per Lities, cammino su una morena dell‘ultima glaciazione, costituita di materiale proveniente dall‘alta valle, in un bosco di castagni. Alcuni hanno conservato l‘imponenza degli esemplari innestati, da frutto. La mulattiera è di fattura molto pregevole, lastricata e bordata. In basso, a un bivio segnalato prendo a destra, verso Losa, per evitare un tratto di asfalto lungo la trafficata strada di fondovalle. Un tragitto sul marciapiede mi porta alla merenda a base di acciughe al verde.

Galleria fotografica

La mulattiera per Lities
La mulattiera per Lities
La mulattiera per Lities
La mulattiera per Lities
Neiveu
Neiveu
Lities con la rocca
Lities con la rocca
Ciliegio
Ciliegio
San Domenico
San Domenico
Lavassè
Lavassè
Lities
Lities
Serpente di roccia
Serpente di roccia
Belvedere
Belvedere
La Torre di Pisa e la Mole a Rivrin
La Torre di Pisa e la Mole a Rivrin
Vru
Vru
La mulattiera per Vru
La mulattiera per Vru
La mulattiera per Vru
La mulattiera per Vru