Roccabruna e Gifarco

Valle Trebbia

22 ottobre


La spada di San Galgano sul Gifarco
La spada di San Galgano sul Gifarco

Diario di viaggio

L'anello che passa per le cime di Roccabruna e Gifarco è un fantastico giro appenninico: castagneti, pinete, faggete, vista a perdita d'occhio e mare. Anche un po' di arrampicata elementare, volendo. Per questo è perfetto per le limpide giornate autunnali. Un po' di tramontana o bora faranno battere i denti sulle cime, le uniche zone esposte, ma regaleranno panorami sconfinati e un senso di vastità.

Si parte da Fontanigorda, dalla piazza ai margini del centro in cui si trova una fontanella di acqua freschissima. Si percorre una stradina che porta al Bosco delle Fate, un suggestivo castagneto cresciuto tra i roccioni. Qui si percorre il breve sentiero poetico, che va sbucare su una stradina, che si segue a destra, seguendo il segnavia FIE del cerchio giallo vuoto. La stradicciola si fa sterrata e prosegue nel castagneto in veste dorata. Per terra è pieno di magnifiche castagne, scampate a cinghiali e raccoglitori. Ogni tanto scruto le cortecce per vedere se vi cresce la Lobaria Pulmonaria, un cianolichene molto sensibile all'inquinamento. Non riesco a trovarne, probabilmente perché questa zona è molto ventosa, come mi diranno dei locali all'albergo, mentre la Lobaria ha bisogno di ambienti umidi.
Ad un certo punto si lascia la strada per seguire un sentiero a sinistra marcato da tre pallini gialli. Sorry, dovete tenere gli occhi aperti per trovare il posto, non posso indicarvi la quota esatta, perché il membro del gruppo che ha l'altimetro si dimentica sistematicamente di tararlo alla partenza. Il giorno dopo ci sarà il rischio che arrivi il cattivo tempo, e dovranno essere gli altri a ricordargli di farlo.
Incontriamo un grosso ungulato che sta pascolando tranquillamente, probabilmente un grosso daino maschio con un palco imponente. Sono molto comuni da queste parti, mentre quasi assenti sono i cervi. Si attraversano quindi una pineta e poi si cammina ai margini di una zona palustre.

Si confluisce quindi un una mulattiera lastricata proveniente da Casanova e diretta a Rezzoaglio in val d'Aveto, attraverso il passo di Esola. È segnata con un + giallo. In questo tratto l'ambiente è più aperto e offre l'antipasto del panorama che si ammirerà da Roccabruna. Si entra infine nella faggeta, in cui si viaggerà per tutta la sezione alta del giro. È in piena fase di transizione tra la veste estiva e quella invernale. Come si apprezzerà meglio da sopra, le chiome sono nel fulgore dei colori autunnali, mentre in basso ancora resistono foglie verdi. Al suolo c'è un fitto tappeto di foglie secche appena cadute. Un bronzeo sfondo su cui il sole riesce finalmente ad arrivare, dopo un'estate di ombra, per disegnare una trama di luce e ombra con le foglie rimaste sui rami. Non ci sono grandi alberi secolari, perché queste vicino ai paesi erano la principale fonte di legna da ardere. Lo sfruttamento continua ancora oggi: a terra non si vedono che pochi rami e nessun albero.
Al colle si prende a destra l'ampio sentiero, quasi una stradina, che segue il crinale. È marcato da un disco giallo. I sentieri di crinale sono usati anche dai motociclisti e può capitare di incontrarne. Si cammina così per un bel tratto ondulato in mezzo al bosco, finché i faggi si diradano. Qui, in vista della caratteristica sagoma del Gifarco, si trova una traccia marcata da un anello giallo, che risale il pendio e in breve porta a Roccabruna.
La cima è formata da ampie placche di calcare eroso dall'acqua e fratturato. Il panorama è sconfinato. Di fronte c'è la grande conca di Fontanigorda, con gli ambienti attraversati: prima una fitta faggeta nei colori autunnali, poi la pineta e infine i castagni. A sud-ovest la cima del Gifarco, che saliremo nel pomeriggio e lontano si intravede il mare. Qui è bello mentre laggiù è soleggiato ma bigio, per cui non si vede alcun blu, ma solo l'abbacinante riflesso del sole. Nonostante soffi una brezza gelata, faccio fatica ad allontanarmi da questo posto. Ci allontaniamo per pranzare in un posto riparato, ma appena terminato torno qui con tutti gli strati addosso e ci resto finché non mi trascinano via.

Si ritorna la bivio e ci si dirige verso il Gifarco. Quasi subito si trova una traccia segnata da un anello giallo che si stacca dal sentiero e punta verso la vetta. Questa deviazione va percorsa solo da chi si muove a suo agio su percorsi rocciosi e non soffre di vertigini. Si risale per via diretta il pendio fino a un colletto, quindi si piega a sinistra sulla cresta. Ad un roccione conviene abbandonare gli zaini e gli altri carichi ingombranti, perché di qui innanzi potrebbero essere di impiccio.
Ci si deve infatti infilare in una stretta fessura tra due blocchi di conglomerato. Allo sbocco, bisogna risalire alcuni minuscoli gradini, sufficientemente scivolosi che consentono di sbucare sulla cima. Tutta questa zona è in ombra, per cui il rischio di trovare ghiaccio non va trascurato. Per fortuna oggi ce n'è pochissimo e si riesce a passare lo stesso.
Sulla vetta una spada cementata nel calcare ricorda il gesto di San Galgano e la celebre spada nella roccia di Chiusdino nel senese. Da lassù splendida vista sui morbidi rilievi della Val d'Aveto, ricoperti di faggete bronzee. Più avanti lungo la cresta c'è il Castello del Fante, una verticale parete rocciosa, dove recentemente è stato segnalato un sentiero molto spettacolare.
La discesa è più complicata della salita, perché dovendo guardare in basso si vede il salto sotto, che fa un'impressione non da poco, mentre in compenso si fa fatica a vedere gli appoggi contro la parete, che sono davvero esili. Per fortuna il ghiaccio è poco e facilmente evitabile.

Ritornati al bivio, si scende a destra e per comoda discesa si giunge al colle del Gifarco. Da qui si imbocca la stradina che scende. Dove i faggi lasciano spazio agli alberi delle basse quote, si trova un'area attrezzata con panche in un prato presso un ruscello, il posto perfetto con la merenda.
Ancora 5 minuti e ci si ritrova al posto in cui si è lasciata la strada in salita. Per lo stesso percorso si ritorna a Fontanigorda.

Galleria fotografica

Castagneto
Castagneto
Il monte Alfeo e il monte Lesima
Il monte Alfeo e il monte Lesima
La faggeta al passo di Esola
La faggeta al passo di Esola
Faggeta
Faggeta
Sottobosco di faggi
Sottobosco di faggi
Erosione calcarea a Roccabruna
Erosione calcarea a Roccabruna
La conca di Fontanigorda da Roccabruna
La conca di Fontanigorda da Roccabruna
Panorama da Roccabruna
Panorama da Roccabruna
Faggio solitario alle pendici di Roccabruna
Faggio solitario alle pendici di Roccabruna
Tavolozza
Tavolozza
Monte Gifarco
Monte Gifarco
La spada di San Galgano sul Gifarco
La spada di San Galgano sul Gifarco
Cascina
Cascina