Como-Bellagio

Triangolo lariano

29-30 settembre


Mucche al pascolo lungo il sentiero per la Bocchetta di Caglio
Mucche al pascolo lungo il sentiero per la Bocchetta di Caglio

Diario di viaggio

Una bella gita, nonostante il tempo non troppo favorevole, lungo la dorsale che corre tra i due rami del lago di Como. Qui sotto copio e incollo con qualche aggiustamento la relazione che mi hanno fatto scrivere per il bollettino del gruppo che organizzava.

Arriviamo a Como in una mattina fresca e scura, per via di uno spesso strato di nuvole che copre il sole e conferisce all'acqua un tetro color nero antracite, ma se non altro non c'è foschia e possiamo ammirare le sponde del lago. Il programma prevede una camminata di due giorni fino a Bellagio lungo il sentiero del triangolo lariano n° 1, che segue la dorsale che corre tra i due rami del lago di Como.

Una funicolare ci porta dal lungolago fino a Brunate, da dove seguiamo una mulattiera che passa tra le molte ville della cittadina e i loro giardini; in breve giungiamo ad un faro da cui si ammira un magnifico panorama sul lago e sulle ville di Cernobbio. Da qui proseguiamo lungo una carrareccia militare, le cui numerose caserme sono state trasformate in ristoranti di cui approfittiamo anche noi per una agognato caffè caldo. Non possiamo invece godere del panorama, perché salendo siamo finiti in mezzo alle nuvole che ci avvolgono in una densa nebbia, molto suggestiva quando attraversiamo i boschi di faggi o di abeti, ma che limita la visibilità a poche decine di metri e ci impregna le ossa della sua umidità: non pioverà, ma definire la giornata asciutta sarebbe troppo ottimistico. Al posto del panorama ci dobbiamo accontentare delle descrizioni di Biagio e Antonello, i nostri amici del CAI di Bizzarone che ci guidano in questa gita e ora ci spiegano cosa potremmo vedere.
Dopo pranzo risaliamo una cresta erbosa che ci porta in cima al monte Bolettone, da cui, secondo i pannelli, dovremmo godere di un panorama che spazia dalla Valtellina al Monviso. Chiaramente non abbiamo scelto il giorno giusto. Sceso alla bocchetta di Lemna, il gruppo si divide: mentre il grosso prosegue per andare a pernottare al rifugio Riella, più avanti lungo il percorso, un piccolo gruppo scende a passare la notte ad un agriturismo all'alpe di Lemna, 200 m più in basso del sentiero di cresta che seguiamo.

Dopo una discesa tra i faggi, giungiamo all'alpeggio dove ci corre incontro Carlotta, la cucciola di Labrador del proprietario, che poi passerà tutto il tempo a giocare con noi o a farsi coccolare. A tenerle compagnia ci sono alcuni mici, un gregge di capre, di cui gusteremo il formaggio (ti raccomando l’odore del maschio), dei cavalli e un asino. Mentre ci rilassiamo fa anche la sua timida comparsa qualche raggio di sole. La sera, dopo un luculliano pasto che va dall'aperitivo ad un apprezzatissimo ammazzacaffè al mirtillo, ci abbandoniamo ad un vasto repertorio di canti, che comprende anche quelli da boy-scout inglese di Janis, così belli da spingere i gestori ad applaudirci.
La mattina la sveglia è alle 5,45, ma ci destiamo dal sonno tutti alle 3,30, allorché una capra tenta di aprire a testate la porta del locale in cui dormiamo e fa un gran baccano con la campanella; cosicché quando suona la sveglia ufficiale siamo già tutti pimpanti. Il cielo è di nuovo coperto e gli alberi grondano dell'umidità della notte, ma non piove ed è scomparsa la nebbia, le nuvole sono alte.

Partiamo alle 7, quando nel bosco è ancora buio, tra i colpi di fucile dei cacciatori e i latrati dei loro cani, compagnia purtroppo frequente in questa stagione (lungo il percorso ne incontreremo diversi). Ritornati alla bocchetta, riprendiamo la carrareccia militare. Il tempo è sempre bigio, ma la visibilità è buona, tanto che tra gli alberi fanno una fugace apparizione il Resegone e il lago di Pusiano.

Alle 8,30 giungiamo al Riella e proseguiamo insieme al resto del gruppo, che ci attende già in assetto di marcia, lungo una carrareccia molto fangosa a causa delle piogge dei giorni passati, di cui hanno invece beneficiato diversi funghi che incontriamo lungo il sentiero che ci porta alla Colma di Sormano.

Grazie alle migliori condizioni del tempo riusciamo a guardarci un po’ attorno. La carrareccia e il sentiero tagliano a mezza costa delle montagne dai versanti ripidi e dalle dorsali arrotondate, tanto che i primi sono lasciati a bosco di faggio, mentre le seconde sono pascoli per mucche e vitelli. In corrispondenza dei colli della dorsale ci si affaccia su qualche tratto del ramo di Como (più avanti vedremo anche Lecco), mentre a sud si perde nella foschia la pianura brianzola. Rimangono invece avvolte dalle nuvole le Grigne.
Alla Colma abbiamo appuntamento con altri amici dei CAI di Bizzarone, ma questi ci sono venuti incontro lungo la strada anziché lungo il sentiero che abbiamo seguito. Per fortuna Antonello e Biagio riescono a contattarli e a farli tornare indietro. Proseguiamo lungo una sterrata che, rimanendo in quota, fa un lungo giro alla testata di una valle, poco sotto la cresta, per poi risalire verso un colle da cui si ammira la zona in cui si separano i due rami del lago di Como.

Un gruppo sale verso il monte San Primo, la cima più alta del triangolo lariano, per godere dell'emozione della vetta, mentre gli altri scendono direttamente a valle. Ci incontreremo circa un'ora e mezza dopo, giusto in tempo per il pranzo.
Dopo mangiato riprendiamo a scendere individuando con un po' di tentativi il sentiero che si perde in un prato, per poi immettersi in fitti e umidi boschi che ci accompagneranno fin giù. Intanto il cielo si apre un po', consentendoci finalmente di ammirare la Grigna innevata e di godere di una luce migliore. A mano a mano che ci avviciniamo a Bellagio, i faggi lasciano il posto ai castagni e agli ulivi, mentre ai sentieri di alta montagna si sostituiscono le mulattiere lastricate, purtroppo in via di deterioramento.

Arrivati alla spiaggia di Loppia, la discesa è finalmente finita, le nuvole se ne sono andate e il lago è finalmente azzurro. Dopo un breve tratto di statale, giungiamo a Bellagio. Mentre gli altri si disperdono nei bar, riesco ancora a fare una puntata a capo Spartivento, dove i rami del lago si separano. Un aliscafo, nel riportaci a Como, ci offre un nuovo punto di vista su quello che finora avevamo guardato dall'alto: Bellagio, le ville, i boschi, l'ultimo sole sulle Grigne, il faro e infine di nuovo Como con la funicolare da cui eravamo partiti.

Galleria fotografica

Cigno sul lago
Cigno sul lago
Finestra di una villa
Finestra di una villa
La mulattiera che risale Brunate
La mulattiera che risale Brunate
Colori autunnali al parco del faro
Colori autunnali al parco del faro
Villa Erba a Cernobbio<br>(Vi visse il regista Luchino Visconti)
Villa Erba a Cernobbio
(Vi visse il regista Luchino Visconti)
Villa di Cernobbio
Villa di Cernobbio
Tra abeti e nebbia
Tra abeti e nebbia
L
L'ombra degli abeti rossi
Arrivo all
Arrivo all'agriturismo
Gatti
Gatti
La vista sul lago di Como dalla zona del rifugio Palanzone
La vista sul lago di Como dalla zona del rifugio Palanzone
Mucche al pascolo lungo il sentiero per la Bocchetta di Caglio
Mucche al pascolo lungo il sentiero per la Bocchetta di Caglio
Famiole
Famiole
La cresta della dorsale
La cresta della dorsale
La spiaggetta di Loppia
La spiaggetta di Loppia
Il promontorio di Lenno
Il promontorio di Lenno
Bellagio
Bellagio
Capo Spartivento
Capo Spartivento
Il giardino di Capo Spartivento
Il giardino di Capo Spartivento