Ubac


Ubac (dal latino opacus, ombroso, ma anche opacum, luogo tenebroso) è il termine con cui nelle valli occitane italiane è designato il versante rivolto a nord. A causa dell'infelice esposizione, riceve scarso soleggiamento e pertanto è raramente sede di borgate o di alpeggi. In genere era mantenuto invece a bosco, come riserva di legname con la duplice funzione di materiale da costruzione e di combustibile. Nelle zone prealpine, a clima più piovoso, l'essenza più diffusa è il faggio, a volte in coabitazione con l'abete bianco e con la presenza più sporadica di altre specie. In passato i montanari hanno favorito la diffusione del primo a discapito degli altri, in quanto era la legna più adatta a divenire combustibile (a volte sotto forma di carbone). Era questo un bene raro, in periodi in cui la pressione antropica, associata alle tecniche agricole arretrate per l'acclività del terreno, spingeva a rendere coltivabile o pascolabile più terra possibile, per venire incontro alle esigenze alimentari di una popolazione superiore alle capacità di sostentamento del territorio.
Oggi questa pressione è venuta meno, in quanto nel secolo scorso la maggior parte della popolazione è emigrata in cerca di una vita meno aspra. Inoltre coloro che sono rimasti hanno riconvertito la propria economia, verso il turismo o prodotti agricoli di nicchia ad alto valore aggiunto. Nelle zone precedentemente tenute a bosco, le piante sono ora libere di crescere e di evolvere in esemplari anche imponenti. Le zone che erano tenute a coltivazione e a pascolo sono riprese da una vegetazione di transizione, che si presenta caotica, paradosslamente più simile a una foresta vetusta non sfruttata, se non fosse per la ridotta dimensione degli alberi.

Queste foto sono state scattate su un ubac molto scosceso della media val Maira, nelle Alpi Cozie, una zona selvaggia dove le aree disboscate erano marginali, anche nei momenti di massimo popolamento. Nei due passaggi non ho incontrato presenze umane, ma solo udito qualche cinghiale allontanarsi al mio arrivo. Ho scelto la condizione meteorologica da me prediletta nei boschi, ovverosia le nubi basse autunnali, che proprio qui imparai ad amare durante un trek una decina di anni fa.